Un team di 25 designer internazionali, 75 look in pedana e circa 300 ospiti. Sono i numeri del debutto in passerella dell’ultra fast fashion Shein a Parigi, al numero 46 di rue Cambon, all’interno del Pavillon Cambon Capucines. Uno show, le cui informazioni erano già trapelate sui social a maggio, che ha visto sfilare lo scorso 8 giungo le creazioni di giovani emergenti reclutati dall’azienda cinese tramite il progetto SheinX, per la collezione ‘Endless Summer’.
Sebbene i capi proposti possano già essere oggetto di svariate critiche per la loro scarsa sostenibilità, è sempre più chiaro come il colosso low cost stia provando ad adottare un modello di business più ‘europeo’ e meno incentrato sul solo commercio online, tra un possibile sbarco in Borsa, investimenti nella supply chain e una crescente strategia retail. Una fase di collaudo che mirerebbe anche a spostare l’attenzione dalla sua produzione massiva di capi (le stime parlano di circa 8mila utenza al giorno, ndr), venduti online per cifre anche inferiori ai cinque euro, per attirare una nuova potenziale clientela e riposizionarsi tra i grandi player del fashion, che in quanto a numeri non appaino poi molto distanti da quelli della società cinese.
Nel 2022 infatti il fatturato di Shein ha toccato i 22,7 miliardi di dollari, al di sotto delle sue previsioni, proiettate invece a 24 miliardi, con una progressione annuale del 41%, seppur inferiore al +50% precedentemente stimato. La società stima inoltre che il valore lordo delle merci (gmv) possa ammontare a 80,6 miliardi di dollari nel 2025, in aumento del 174% rispetto al 2022, con un obiettivo di profitto di 7,5 miliardi di dollari. Un giro d’affari che vedrebbe infine la valutazione di Shein aggirarsi sui 64 miliardi di dollari (seppur in drastica riduzione, come noto, rispetto ai 100 miliardi di dollari dell’aprile 2022. ), sostenuta anche da importanti investitori che hanno permesso all’azienda negli scorsi mesi di raccogliere fondi per ben due miliardi di dollari (circa 1,9 miliardi di euro).
Parallelamente alla crescita esplosiva dell’e-tailer cinese però aumentano anche le critiche, soprattutto in Francia. Proprio da Parigi è stata lanciata mercoledì scorso (il giorno prima della sfilata) una campagna ‘anti-Shein’ da Place Publique, un partito politico francese di centro-sinistra che vede tra i suoi fondatori anche il parlamentare europeo Raphaël Glucksmann. Le proteste, con una petizione battezzata ‘Stop Shein’, che ha ricevuto – come riportato da BoF – quasi 11mila firme in meno di 48 ore, denunciano gli abusi sul lavoro nella catena di approvvigionamento dell’azienda e l’enorme impatto ambientale creato dall’immissione sul mercato di migliaia di nuovi capi ogni giorno.
“L’iperconsumo esaltato da Shein è un’arma di distruzione climatica di massa”, si legge, come riporta la testata americana, nella petizione presentata. Una protesta che, oltre al consenso dei consumatori, chiede ora anche una netta presa di posizione da parte del ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire, al fine di regolamentare il marketing che incoraggia il consumo eccessivo cancellando o bloccando i marchi e le aziende che immettono sul mercato più di mille vestiti al giorno.



