Per il neo presidente di Confindustria Moda, Luca Sburlati, la competizione globale richiede una visione di lungo periodo e, soprattutto, la capacità di costruire alleanze. PwC Italia con il suo team specializzato si pone accanto alle imprese e associazioni.
Il settore moda italiano sta vivendo una fase di grande trasformazione e di crescente complessità. Il calo dell’export, la ridefinizione del mercato cinese e, più in generale, i cambiamenti strutturali nella domanda di beni di consumo rappresentano sfide importanti per l’intero sistema. L’Italia è da sempre una fucina strategica per la produzione del lusso, ma la filiera italiana – unica nel suo genere – va difesa, anche di fronte agli attacchi internazionali, per mantenere il suo carattere distintivo nell’universo globale del fashion. In questo contesto, PwC, con il suo team specializzato di consulenti nel settore moda che conta in Italia oltre 500 persone, si pone accanto alle imprese e alle associazioni di categoria, accompagnando i progetti sia a livello territoriale – ad esempio con Confindustria Toscana per la pelletteria – sia a livello nazionale.

Dal punto di vista nazionale, arriva l’appello del presidente di Confindustria Moda, Luca Sburlati, che chiede al comparto una compattezza del sistema e a una rinnovata collaborazione internazionale. Per il neo presidente serve una: “Santa Alleanza con la Francia, necessaria per difendere la manifattura del Belpaese e costruire un ecosistema sano e competitivo”. I numeri raccontano una fase di difficoltà: se il 2023 aveva segnato un traguardo importante, con il sistema moda – tessile, abbigliamento e accessori – oltre i 100 miliardi di euro di valore, il 2024 ha visto una contrazione e i primi cinque mesi del 2025 hanno confermato un trend preoccupante. L’export del tessile-abbigliamento è sceso del 4,1%, mentre le importazioni sono cresciute del 4,8%, con un picco del 19,1% proveniente dalla Cina. Dati che evidenziano un problema strutturale: l’Italia è meno dinamica sui mercati esteri e subisce una forte pressione nella fascia di prodotto medio-bassa, la più esposta alla concorrenza internazionale.
Sburlati sottolinea che la competizione globale richiede una visione di lungo periodo e, soprattutto, la capacità di costruire alleanze. “Italia e Francia sono i due Paesi cardine della moda e del lusso a livello mondiale – osserva – e non possiamo affrontare le sfide attuali in ordine sparso. Occorre una partnership forte per difendere le filiere e valorizzare il lavoro che sta dietro ai grandi marchi. Basti pensare che oltre il 60% del fatturato in Italia è generato dalla filiera e non dai brand”.
Tre i punti chiave per rafforzare la competitività: chiarezza normativa, con una legge nazionale che garantisca trasparenza nei rapporti; un prezzo giusto, che assicuri sostenibilità sociale oltre che ambientale, con retribuzioni eque e controlli reali; un management orientato non solo al taglio dei costi, ma al miglioramento e all’innovazione. “Una filiera trasparente può far crescere di qualche euro il prezzo di un prodotto – spiega – ma salvaguarda miliardi in termini di reputazione”.
Sul fronte europeo, l’introduzione del Product Passport rappresenta una sfida e al tempo stesso un’opportunità: se la produzione è sostenibile, diventa un vantaggio competitivo rispetto a Paesi concorrenti come la Turchia. La condizione è che la transizione sia gestita in modo ordinato e condiviso, senza ripetere gli errori visti in altri settori.
Sburlati respinge con decisione gli attacchi strumentali al made in Italy: “Non dobbiamo subire accuse generiche, ma rispondere con fermezza insieme al governo, a Ice e a Simest. Serve una strategia di comunicazione forte e unitaria, capace di difendere il valore del nostro lavoro”.
Fondamentale, secondo il presidente di Confindustria Moda, è anche l’avvio di un grande piano strategico nazionale che parta dalla moda e includa tessile, pelletteria e accessori. Non interventi sporadici, ma strumenti per incentivare l’aggregazione, sostenere la filiera e guardare al lungo periodo. In Francia il governo sostiene con decisione moda e lusso: “Auspico che anche in Italia si trovi il coraggio di farlo”, afferma.
Altre due sfide centrali sono la formazione e il passaggio generazionale. Con il Ministero è stato avviato un tavolo nazionale per avvicinare i giovani al settore, comunicando alle famiglie che esistono mestieri insostituibili, come quello del modellista, che l’intelligenza artificiale non potrà rimpiazzare. “Le nostre imprese hanno bisogno di upskilling – aggiunge – perché l’AI entrerà in tutti i comparti, ma ci saranno sempre ruoli chiave che richiedono manualità, creatività e competenza. Aprire le aziende al dialogo con i ragazzi e con le comunità locali è la strada giusta”.
Il messaggio finale è un invito all’unità e alla visione condivisa: “O ci muoviamo compatti o questo mondo rischia di dimezzarsi. Servono orgoglio, visione e la capacità di costruire un ecosistema sano e duraturo. Solo così la moda italiana potrà continuare a essere un punto di riferimento globale”.

