La Cina ha chiuso il secondo trimestre del 2019 con un Pil in rialzo annuo del 6,2 per cento. Il tasso di crescita, spiegano le agenzie di stampa, è il più lento degli ultimi 27 anni e si confronta con il +6,4% del periodo gennaio-marzo. “Su base congiunturale – si legge su La Repubblica – l’aumento è dell’1,6%, meglio dell’1,4% del primo trimestre e dell’1,5% stimato”. Nei primi 6 mesi, secondo l’Ufficio nazionale di statistica, la crescita è stata del 6,3%, nella forchetta del 6-6,5% fissata per il 2019 da Pechino. Il dato, diffuso dall’Ufficio nazionale di statistica, è maggiore del 5,2% atteso alla vigilia dai mercati.
Gli investimenti fissi in Cina accelerano il passo nel primo semestre, salendo del 5,8% a 29.910 miliardi di yuan (4.355 miliardi di dollari), rispetto al 5,6% di gennaio-maggio e al 5,6% atteso dai mercati. In allungo, la componente privata (al 5,7% dal 5,3% dei primi cinque mesi del 2019) con quella pubblica in rialzo del 6,9%, in frenata sul 7,2%.
I timori sul rallentamento cinese avevano già caratterizzato la fine del 2018, quando una nota di Morgan Stanley aveva declassato i titoli del comparto lusso da “neutral” a “underweight”, spiegando come le azioni dell’alto di gamma fossero sopravvalutate, anche a fronte di una fiducia dei consumatori cinesi che aveva già raggiunto il suo apice. A smentire questi timori ci hanno però pensato le trimestrali (q1) dei principali player dell’alto di gamma, a partire dai colossi Lvmh e Kering. La domanda cinese starebbe mostrando più una normalizzazione che un rallentamento, confermandosi motore della crescita del settore nel medio-lungo termine.



