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L'«affaire Jaquet» ferma il superorologio svizzero

Di pbadm
17 Ott 2003

Svizzera francese. Località: La Chaux-de-Fonds. Ai piedi del massiccio dello Jura, patria riconosciuta dei maestri orologiai. Un tranquillo e sonnolento pomeriggio d'inizio autunno. «Ovattato e discreto», per usare aggettivi cari ai salotti buoni di quella parte delle Alpi. Quando però la gendarmerie di La Chaux-de-Fonds, la scorsa settimana, è entrata – altrove si direbbe «ha fatto irruzione» – nella sede di due manifatture di movimenti meccanici di alta precisione, a qualcuno deve essersi fermato l'orologio. La polizia elvetica ha perquisito due piccole aziende, il cui nome dice poco al di fuori della route delle lancette che si snoda tra i monti dello Jura: Jaquet Sa e Prototec Sa. Due società che fanno riferimento a Jean-Pierre Jaquet. Un nome che pure dice poco, se non per il fatto che quella stessa sera ha dormito dietro le sbarre. E il giudice ha spiegato che l'insolito intervento manu militari in una bottega di artigiani intenti a trafficare su meccanismi e lancette, ha portato a «risultati che giustificano la misura adottata».



Quali risultati? Gli svizzeri, si sa, sono discreti, non è gente cui piace fare i nomi. Ma le indiscrezioni, e le prime ammissioni osate dalla stampa locale, azzardano di un'inchiesta che rischia di allargarsi ben oltre le due aziende. E di rovesciare fango anche oltre il perimetro di La Chaux-de-Fond. Perché Jaquet è accusato, oltre che di ricettazione (si dice che la perquisizione abbia rinvenuto numerose casse in oro trafugare alla Rolex), anche di essere il gestore di un vero e proprio mercato «parallelo» di cui antiquari e collezionisti erano a conoscenza. Un mercato fatto di orologi rubati o di falsi d'autore realizzati probabilmente nella stessa Jaquet è assai più di quanto si aspettassero gli investigatori, messi in allerta da un ex socio di monsieur Jean-Pierre – cui l'imprenditore affidava la vendita degli orologi – che alcuni mesi fa ebbe l'ardire di proporre addirittura in un catalogo online un Ulysse Nardin rubato nonché dei Franck Muller di provenienza sospetta.



Insomma, ci voleva la gendarmerie per alzare pubblicamente il sipario su una faccenda che rischia di avere pesanti ripercussioni per l'industria svizzera degli orologi. Per di più in un momento per nulla facile: proprio due giorni fa la Federazione degli industriali del settore ha preso atto che il 2003, sebbene negli ultimi mesi le cose paiono andare meglio, chiuderà «down»: non accadeva da metà anni '90. In più, il prossimo anno gli industriali «si attendono sì una ripresa, ma sarà lenta». A La Chaux-de-Fonds si dicono sconvolti dalla piega che hanno preso le cose. Ci saranno conseguenze di immagine per lungo tempo: «Ci basavamo su principi secolari di lealtà, onestà e chiarezza». Una frase che sembra quasi un ricordo: Jaquet ha suonato la sveglia.


Estratto da Finanza&Mercati del 17/10/03 a cura di Pambianconews

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