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Filanto, giusto mix con l'estero

Di pbadm
13 Giu 2003

Il successo di Filanto è a metà strada tra Casarano e la Bulgaria. Alla fine degli anni 90 l'azienda di Antonio Sergio Filograna ha avviato la ristrutturazione e il rilancio, ha ridotto i dipendenti, che oggi sono 1.350, e ha riposizionato il prodotto.
«Abbiamo investito su prodotto e design, puntando sul rapporto qualità/prezzo e rinunciando ai materiali sintetici», spiega il direttore generale Michele Zonno.


Il rilancio fa a meno del lusso ma ha bisogno dell'aiuto di manodopera straniera, del giusto dosaggio tra made in Italy e delocalizzazione.
«Produciamo otto milioni di paia di scarpe l'anno e lavoriamo con piattaforme produttive in Bulgaria e in Albania, dove abbiamo 1.200 dipendenti. All'estero facciamo le tomaie e poi montiamo tutto qui. La delocalizzazione ci ha consentito di mantenere una struttura forte in Italia. Lavoriamo con nostri marchi e per case come Clarks, Kenneth Cole o Lumberjack».

Quest'anno, conclude Zonno, sarà molto più duro del 2002, che Filanto ha chiuso con un fatturato di 145 milioni di euro, ma sarà raggiunto l'obiettivo del pareggio di bilancio.

Estratto da Il Sole 24 Ore del 13/06/03 a cura di Pambianconews

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