Il Gruppo Prada si conferma una delle note più rosee nel quadro delle trimestrali del lusso. I suoi risultati arrivano all’indomani di quelli di Hermès, anch’essa tra le maison considerate anticicliche, ed entrambi rivelano dati in territorio positivo ma anche il generale rallentamento del mondo del lusso, che interessa anche gli irriducibili con performance meno brillanti dell’anno precedente. Nei primi nove mesi del suo fiscal year, terminati il 30 settembre, il Gruppo Prada ha totalizzato ricavi che superano i 4 miliardi di euro, in crescita del 6% a valuta corrente (+9% a cambi costanti). Il periodo, sottolinea la nota, corrisponde a 19 trimestri di crescita ininterrotta per il player.
Le vendite retail, nello specifico, sono ammontate a 3,6 miliardi di euro, anch’esse in crescita del 6% su base reported (e del 9% a valuta costante) nei nove mesi, “trainate da like-for-like e full price”. Nel terzo e ultimo quarter, invece, la crescita è stata dell’8%, “in linea con il secondo trimestre” e “a fronte di una base di confronto sfidante, invariata con i trimestre del 2024 (+18 per cento)”. Lievemente più lenta la progressione del wholesale: il canale ha raggiunto 322 milioni di euro, in crescita del 3%, nei nove mesi.
Una performance in linea con le attese e, anzi, lievemente al di sopra delle attese secondo Bernstein, con una crescita che a livello organico ha superato circa 110 punti base il consensus. Sopra le stime soprattutto il wholesale, nonostante sia cresciuto meno del canale al dettaglio.
Guardando al portafoglio del gruppo, il marchio ammiraglio Prada conferma il proprio trend di calo single digit, con una flessione nei nove mesi dell’1,6% nelle vendite retail e dello 0,8% nel terzo trimestre. La società sottolinea comunque la forza insista in “un mix bilanciato di categorie di prodotto e una costante attenzione alle fasce di prezzo strategiche”.
Parallelamente prosegue imperterrita la marcia di Miu Miu che nei nove mesi ha avanzato a quota +41%, procedendo a +29% nel terzo trimestre. Un risultato indiscutibilmente positivo ma che tradisce, come già emerso negli ultimi quarter, un andamento meno dinamico e di normalizzazione (solo nel primo semestre cresceva del +49 per cento).
Avvicinando invece lo sguardo alle aree geografiche presidiate dal gruppo, anche qui salta all’occhio il miglioramento dell’Asia-Pacifico (+7% a cambi correnti), sebbene a livello congiunturale lievemente inferiore rispetto al trimestre precedente (+8%), “con segnali di miglioramento in Cina Mainland nel terzo trimestre”, come nella performance della francese Hermès e a differenza di quella di Kering.
Crescita double digit per le Americhe, nei nove mesi cresciute dell’11% a valuta corrente, “con un terzo trimestre in accelerazione sequenziale”. Segno positivo anche per l’Europa, anche se cresciuta single digit, con un +4% reported nei nove mesi, “sostenuta da consumi domestici e turismo”. Riguardo al terzo quarter, il Vecchio Continente “ha registrato un trend simile al trimestre precedente, con una domanda locale resiliente e flussi turistici più deboli”.
Tornando in Asia, il Giappone è avanzato del 2% “rispetto a un 2024 caratterizzato da flussi turistici straordinari, in particolare nel primo semestre.” Terzo trimestre, inoltre, “in miglioramento, sostenuto sia dalla domanda locale positiva sia dal maggior flusso turistico”. Notevole, infine, la crescita del Medio Oriente, con ricavi dei nove mesi a +18% e un terzo trimestre “in moderazione su una base di confronto elevata”.
“La costanza dei risultati – ha commentato Patrizio Bertelli, presidente e amministratore esecutivo del gruppo – in un contesto macroeconomico complesso, conferma la forza dei nostri marchi e la validità della nostra strategia. Con questo appena concluso, il gruppo ha registrato 19 trimestri di crescita ininterrotta. Continuiamo a incentrare la nostra attività su creatività, prodotti di eccellenza e artigianalità, basi indispensabili per una rilevanza duratura e una crescita sostenibile”.
Gli fa eco l’amministratore delegato, Andrea Guerra: “La nostra performance testimonia l’integrità dei nostri marchi e l’esecuzione diligente e solida dei nostri team. (…) Nonostante il contesto ancora difficile, restiamo fiduciosi nel nostro percorso di crescita, investendo in prodotti ed esperienze che emozionino i nostri clienti, perseguendo l’eccellenza in termini di agilità e flessibilità”.
Intanto, è in fase di completamento l’acquisizione da parte del gruppo di Versace, dal player Capri Holdings: il deal, valso 1,2 miliardi di euro, ha ricevuto il benestare dell’Unione europea e dovrebbe essere finalizzato entro la fine di quest’anno.



