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Filiera della pelle in affanno. Schizza la domanda di cassa integrazione: +194% a febbraio

Di Redazione
03 Mag 2024
Filiera della pelle in affanno. Schizza la domanda di cassa integrazione: +194% a febbraio

Ph: Pexels

“La nostra posizione è chiara: per le imprese del comparto moda e accessorio il momento è difficile e bisogna fare quadrato per trovare soluzioni di supporto che vedano lavorare insieme il Governo e le associazioni datoriali”. Lo ha dichiarato Annarita Pilotti, presidente di Confindustria Moda, in occasione degli incontri voluti dal Tavolo Moda indetto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy come momento di confronto sulle tematiche più calde che riguardano il settore.

Confindustria Moda rappresenta ad oggi, in seguito all’uscita di Smi (Sistema Moda Italia) e Federorafi e poi dell’eyewear di Anfao, la filiera della pelle con Assocalzaturifici, Assopellettieri, Aip (Associazione Italiana Pellicceria) e Unic (Concerie Italiane). Il comparto conta attualmente 11.500 aziende, 150mila lavoratori e un fatturato annuo di 33 miliardi di euro e sta vivendo una congiuntura complessa, tra il calo dei volumi produttivi e il conseguente e massiccio ricorso alla cassa integrazione. Riguardo a quest’ultima, riporta la federazione italiana, i dati provenienti dai distretti produttivi di pertinenza parlano di un’impennata di richieste di cassa integrazione: +194% a febbraio 2024 anno su anno. A fare da sfondo, la crisi geopolitica che, su più fronti, sta compromettendo gli equilibri del sistema moda-accessori.

La crisi del mondo della pelletteria era già emersa negli scorsi mesi. D’altro canto il settore delle Pmi della pelle è legato a doppio filo alle maison del lusso per cui producono come terzisti. Di qui, il rallentamento del segmento alto di gamma avrebbe impattato in modo determinante soprattutto su questa filiera. Il Monitor dei distretti di Intesa Sanpaolo aveva evidenziato l’affanno: nei primi nove mesi del 2023 la pelle ha infatti accusato una frenata dell’export del 10,7%, ‘perdendo’ quindi 552 milioni di euro rispetto al periodo gennaio-settembre 2022 per un valore complessivo di 4,6 miliardi di euro. E negli ultimi mesi anche la stampa locale ha sottolineato la situazione critica: a febbraio un articolo apparso sul Corriere Fiorentino spiegava come il distretto fiorentino della pelletteria fosse letteralmente congelato, con oltre 250 aziende che producono per i marchi del lusso e del lusso accessibile ferme e circa 4mila lavoratori sarebbero in cassa integrazione. A fronte di ciò e come risposta alla concreta difficoltà, Confindustria Firenze e alcune sigle sindacali avevano presentato un Patto di sistema per  “minimizzare gli impatti sulla filiera”.

Appare meno drammatica, parallelamente, la situazione in cui versa il settore tessile-abbigliamento: secondo le stime dell’Ufficio Studi Economici e Statistici di Smi, il dato aggregato evidenzia un aumento del 73,66%, che dimostra come il tema della cassa integrazione sia più stringente per il mondo della pelletteria.

In questo scenario, l’appello di Confindustria Moda si rivolge alle istituzioni governative, affinché lavorino in sinergia con un’industria che rappresenta “un’importante voce del made in Italy” e che si trova oggi a “gestire oneri finanziari diventati insostenibili”.

Nello specifico, l’associazione di categoria chiede che vengano allungati i tempi di rimborso dei finanziamenti garantiti da Sace e Simest per le aziende del settore. Tali finanziamenti sono stati impiegati per affrontare le emergenze che si sono susseguite negli ultimi anni, dal Covid all’inflazione fino alle contrazioni di mercato seguite alla guerra Russia-Ucraina e infine al recente rallentamento di tutto il comparto moda. “Ma l’emergenza non è finita”, sottolinea Confindustria Moda, che chiede l’orizzonte di rimborso passi da sei a dieci anni.

Analogamente, l’ente chiede anche che il Governo si faccia promotore dell’apertura di un tavolo di lavoro con il sistema bancario finalizzato alla concessione di una sospensione straordinaria su linee di credito in conto corrente, finanziamenti per anticipi su crediti e rate di prestiti, e finanziamenti in genere per le aziende che ne facciano richiesta.

Richiesto, inoltre, che venga risolta la controversa applicazione dei crediti di imposta per la ricerca e sviluppo 2015-2019. Le aziende infatti, si legge nella nota, “non possono essere abbandonate nei meandri di questo vulnus normativo e poste di fronte al dilemma di avviare la procedura di riversamento spontaneo o affrontare accertamenti dall’imponderabile esito fiscale e anche penale”.

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