Anche i Rolling Stones dicono addio a Shein. Il celebre gruppo rock americano sarebbe prossimo ad annullare l’accordo di licenza firmato da appena una settimana con il colosso cinese della moda low cost, in seguito alle denunce riguardanti lo sfruttamento dei lavoratori che adombrano ancora di più l’immagine già controversa di Shein.
Una realtà già nota ma su cui ha recentemente fatto luce ancora una volta l’indagine della rete televisiva britannica Channel 4, che racconta di giornate lavorative da 18 ore e salari da 4 centesimi a capo.
La band avrebbe infatti espresso al proprio merchandising team la volontà di annullare il contratto con il drago cinese proprio per via delle preoccupazioni in merito alle condizioni di lavoro e retribuzione delle maestranze dell’azienda. Dall’e-commerce del gigante del fast fashion sembra infatti già sparita la collezione firmata Rolling Stones, che comprendeva t-shirt, vestiti, pantaloni e accessori.
La notizia arriva poco dopo l’allarme di Greenpeace: nei giorni precedenti al Black Friday, la divisione tedesca dell’associazione ambientalista ha acquistato alcuni capi del brand e li ha portati in laboratorio per verificarne la composizione, rilevando quantità di sostanze chimiche pericolose superiori ai livelli consentiti dalle leggi europee.
Intanto, Shein mantiene incontrastato il suo primato nella moda a basso costo sul fronte online, ma accusa la congiuntura sfavorevole per le tech companies a livello globale, perdendo quasi un terzo del proprio valore, aveva riportato lo scorso ottobre il Financial Times. Contribuisce però a ripristinare la traiettoria di costante crescita, la nuova strategia volta a presidiare più saldamente i suoi mercati chiave, con l’apertura di pop-up store in giro per il mondo che si affiancano a una supply chain apparentemente a prova di bomba e una produzione ininterrotta di capi di tendenza.



