Nuovo colpo di scena per Frasers Group. La società controllata da Mike Ashley ha diramato ieri sera, a Borse chiuse, un comunicato nel quale dichiara di voler lanciare un’offerta pubblica d’acquisto (Opa) per tutte le azioni di Hugo Boss che già non detiene, corrispondenti a circa il 73,94% del capitale sociale e al 73,42% dei diritti di voto. Il prezzo di offerta di 38 euro per azione rappresenta un premio del 4% rispetto all’ultimo prezzo di chiusura, pari a 36,46 euro (10 giugno 2026), per un corrispettivo complessivo di circa 1,978 miliardi di euro. Frasers Group è azionista di Hugo Boss da diversi anni, detenendo già il 26,06% del capitale sociale e il 26,58% dei diritti di voto. Inoltre, Frasers detiene un numero significativo di opzioni put vendute su azioni Hugo Boss. Subordinatamente all’ottenimento delle autorizzazioni normative, Frasers prevede che l’offerta si concluderà nella seconda metà del 2026.
Nonostante la rilevante partecipazione di Frasers Group in Hugo Boss, la mossa è giunta inaspettata. Lo segnala lo stesso gruppo tedesco, che nella nota ha tenuto a sottolineare come l’offerta “non sia stata coordinata con la società”, aggiungendo tuttavia che il consiglio di amministrazione esaminerà attentamente la proposta. Si ricorda che, ai sensi della legge tedesca sulle acquisizioni, qualora Frasers raggiungesse una partecipazione pari o superiore al 30% del capitale sociale e dei diritti di voto, sarebbe tenuta a lanciare un’Opa obbligatoria su tutte le azioni rimanenti. Attualmente la composizione societaria di Hugo Boss vede al suo interno ancora la famiglia Marzotto che, attraverso Zignago Holding e Pfc Società Benefit (gli eredi di Paolo Marzotto), controllano complessivamente circa il 14%, rappresentando dunque il secondo polo azionistico del gruppo. La famiglia Marzotto è un nome di lunga data nella storia di Hugo Boss dato che si riposizionarono sul marchio che avevano contribuito a lanciare negli anni ’90 e che nel 2007, dopo la quotazione in Borsa, avevano ceduto al fondo di private equity Permira.
Frasers ha dichiarato di continuare a sostenere l’amministratore delegato di Hugo Boss, Daniel Grieder, e il presidente del consiglio di sorveglianza Stephan Sturm, un’inversione di rotta rispetto a quanto affermato a novembre, quando aveva dichiarato di non avere più fiducia in quest’ultimo. L’amministratore delegato di Frasers, Michael Murray, che siede nel consiglio di sorveglianza di Hugo Boss, non ha preso parte né alla discussione né alla delibera relativa all’offerta. Nel comunicato, Frasers sottolinea che “Hugo Boss è un partner commerciale strategico e uno dei cinque marchi principali del gruppo”, ribadendo di essere un investitore di lungo termine e che il consiglio di amministrazione ritiene che un aumento dell’investimento in Hugo Boss creerà valore per i propri azionisti.
Il mercato sembra premiare l’operazione: il titolo Hugo Boss ha aperto in forte rialzo e a metà mattina registra un progresso di circa l’8%. Più cauti gli analisti, concordi nel definire l’offerta modesta. Secondo Barclays, il premio del 4% risulta basso rispetto alle offerte tipiche e potrebbe non risultare attraente per gli azionisti di Hugo Boss, riducendo le probabilità di successo dell’operazione. Gli analisti evidenziano inoltre che il controllo di Boss potrebbe rafforzare l’offerta retail di Frasers attraverso una maggiore distribuzione dei prodotti del marchio tedesco; il know-how retail di Frasers potrebbe apportare valore aggiunto a Boss, e il programma Frasers Plus potrebbe essere eventualmente esteso a Hugo Boss. Tuttavia, la capacità di Frasers di essere un proprietario di lungo termine di successo per un brand premium come Boss resta un rischio potenziale, e il profilo di rischio finanziario del gruppo aumenterebbe per effetto del finanziamento a debito previsto dall’offerta. Citi ha aggiunto che l’offerta “limiterà l’accumulo di ulteriori quote, alimentando al contempo le speculazioni su una possibile proposta più elevata in futuro”.
Frasers Group ha un passato legato ad operazioni in marchi di difficoltà e, dunque, l’operazione in Hugo Boss rientrerebbe in questa scia. La casa di Metzingen è impegnato in una strategia rilancio Claim 5 Touchdown che dovrebbe trovare il suo fulcro proprio quest’anno: il 2026 fungerà infatti da anno di riallineamento mirato del brand e dei canali distributivi, pensato per valorizzare Boss e Hugo e rafforzarne il posizionamento nel lungo termine. Nel primo trimestre di quest’anno il gruppo ha chiuso con tutti i parametri economici in negativo ma in miglioramento e superando le previsioni degli analisti: il fatturato del periodo gennaio-marzo, a parità di cambi, è sceso del 6% rispetto al primo trimestre del 2025, ma è risultato superiore alle attese degli analisti. L’ebit trimestrale è sceso del 42% su anno a 35 milioni e l’utile netto si è più che dimezzato a 17 milioni. Seppur in crescita da inizio anno, come ricorda Reuters, le sue azioni sono scambiate a circa metà del loro valore di tre anni fa.
Hugo Boss sarebbe l’ultima aggiunta al vasto impero retail di Ashley, che comprende oltre quaranta brand (soprattutto focalizzati su sport) tra cui Sports Direct e House of Fraser sotto il Frasers Group, nonché le partecipazioni detenute da Frasers in Asos, Debenhams e Currys e ha chiuso l’ultimo esercizio fiscale con un fatturato di 4,9 miliardi di sterline (5,68 miliardi di euro al cambio attuale).
Come ricorda Wwd, due anni fa Frasers Group tentò di acquisire Mulberry, ma l’operazione sfumò perché il cda e la proprietà la osteggiarono. Alla fine del 2023, Frasers rilevò il rivenditore multimarca di lusso Matches a un prezzo stracciato di 52 milioni di sterline e, nel giro di pochi mesi, lo pose in amministrazione controllata, riacquistandone poi la proprietà intellettuale e i beni immateriali appartenenti a Matches. A marzo, Frasers ha acquisito una partecipazione del 5,8% nel marchio tedesco di abbigliamento sportivo Puma , diventando il suo secondo maggiore azionista dopo Anta Sports , il più grande marchio cinese di abbigliamento sportivo proprietario di Fila. In Italia il gruppo ha acquisito la maggioranza del retailer sportivo Maxi Sport.



