Nonostante la fase di rallentamento del tessile-moda italiano evidenziato ieri nel corso dell’appuntamento di Confindustria Moda e particolarmente sentita in alcuni mercati chiave del made in Italy, il sistema del fashion italiano si conferma come uno dei pilastri dell’industria nazionale ma, soprattutto, riconferma la sua centralità della scacchiera produttiva internazionale.
Secondo i dati elaborati dall’ufficio studi di Confindustria Moda nello studio Lo stato della moda, l’Italia nel 2025 rappresenta il primo produttore di abbigliamento in Europa per il tessile-moda con una quota del 30% seguito a distanza da Germania (10,9%), Spagna (9%), Francia (6,6%) e Polonia (2,8%). Il dato cresce se si prende in considerazione il solo abbigliamento: in questo caso l’incidenza schizza al 40,4 per cento. Nel caso del tessile, invece, la quota dell’Italia è pari al 25,2%, ‘tallonata’ da lontano dalla Germania con il 13,9 per cento.
La posizione di forza dell’Italia si evince anche nelle esportazioni: il sistema moda italiano è il secondo esportatore europeo e il quinto a livello mondiale. Un risultato ancora positivo, seppur in un contesto di rallentamento. Dopo il picco post pandemico del 2022, con un export a 38,5 miliardi di euro, in crescita del 18,9%, nel 2025 il valore è sceso a quota 36,9 miliardi di euro (-1,6%), ma è aumentata la quota intra europea passando dal 49% del 2022 al 51,3% del 2025. Sul fronte delle importazioni, i valori sono in calo dal 2022, dai 28,7 miliardi di quattro anni fa ai 26,4 miliardi del 2025. Un calo che ha consentito un saldo commerciale superiore ai 10,4 miliardi, seppur in calo di 10 punti percentuali ma comunque tra le primi dieci migliori risultati nel ranking dell’industria manifatturiera italiana.
Sul fronte del fatturato, il valore del 2025 è in calo del 2,4% a 58 miliardi di euro ma limita la contrazione rispetto al 2024 quando la flessione era stata del 6,1% a 59,8 miliardi di euro.
Sul fronte occupazionale, i numeri parlano di una progressiva diminuzione delle aziende. Erano 41.380 nel 2022, quota scesa a 37.331 nel 2025, ovvero quattromila aziende in meno, con una diminuzione media di oltre tre punti percentuali. In contrazione anche il numero degli addetti, tornati ai livelli del 2022: allora erano 372,6mila, saliti a 382mila nel 2024 e ora scesi di nuovo a 372mila. Rappresentano tuttavia il 9,5% dell’occupazione manifatturiera italiana e testimoniano, comunque, il ruolo strategico della filiera anche sotto il profilo occupazionale.



