Avvio d’anno difficile per il tessile-moda italiano. Secondo quanto riportato nel corso dell’appuntamento ‘Lo Stato della Moda’, il rapporto elaborato dall’ufficio studi di Confindustria Moda, i primi due mesi dell’anno “non sono brillanti”, ha ammesso Luca Sburlati, presidente dell’associazione confindustriale legata al tessile-abbigliamento. “Il calo è evidenziato soprattutto dalla performance di tre nazioni extra Ue importanti: il Giappone e gli Stati Uniti, entrambi in calo del -10% e la Corea a -25%, seppur con alcuni brand in controtendenza”.
I dati si confrontano con un 2025 tutto sommato ancora in leggero rallentamento: il settore ha registrato un fatturato di 58,39 miliardi di euro, in calo del 2,4% rispetto all’anno precedente. Le esportazioni, come già comunicato ad aprile, hanno evidenziato una flessione dell’1,6% a 36,9 miliardi di euro, Tuttavia, la propensione all’export rimane elevata rappresentando il 63,3% del fatturato complessivo. Il saldo commerciale si è mantenuto ampiamente positivo, superando i 10,4 miliardi di euro, diventando il settimo settore ma con insieme alla pelle diventa uno dei maggiori settori a contribuire al saldo commerciale positivo dell’industria italiana.
Un bilancio, dunque, a luci e ombre, ma dove resta fondamentale la velocità di reazione, come sottolinea il presidente di Confindustria moda, che ricorda come: “siamo di fronte al rischio di perdere tasselli di questa filiera”. “In alcuni comparti – aggiunge – abbiamo già perso parecchie aziende e dunque non possiamo permetterci di perdere anelli nel nostro ecosistema. In questo senso il nostro modello competitivo deve restare quello basato sul bello e ben fatto pur in un contesto diverso, con Cina che continua a puntar sui marchi propri e poi Usa con fardello dazi, tensioni geopolitiche”. In questo scenario sfidante ci sono molteplici opportunità. “In primo luogo da parte dell’Unione europea per legiferare in armonia: ci sono tavoli in atto e invito tutti i brand a prendere parte”. Altra leva di crescita arriva dalla sostenibilità, considerata come “un magnifico strumento per il patrimonio industriale”, così come l’intelligenza artificiale. Su questo fronte, l’Istituto italiano per l’Intelligenza artificiale per l’industria ha accettato di far entrare la filiera della moda come un asset strategico. “Il tema della formazione della tecnologia saranno fondamentali per i prossimi anni”, ha ricordato Sburlati, aggiungendo che sul fronte della formazione sta iniziando un cambio di passo con un aumento delle iscrizioni da parte dei giovani negli istituti tecnici.
Tornando ai dati dello studio, la ricerca fotografa nitidamente anche il fronte occupazionale: il comparto conta 37.331 imprese e 372.200 addetti, rappresentando il 9,5% dell’occupazione manifatturiera italiana. L’abbigliamento si conferma il principale motore economico della filiera, generando il 68,6% del fatturato e il 73,9% delle esportazioni complessive. Sul piano internazionale, l’Italia mantiene una posizione di rilievo con il 30% della produzione europea del tessile-abbigliamento, confermando il principale produttore dell’Unione europea.



