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Bally cesserà la produzione calzaturiera in Svizzera entro fine agosto

Di Redazione
18 Mag 2026
Bally cesserà la produzione calzaturiera in Svizzera entro fine agosto

Lo store di Bally a Lugano, Ph. www.luganoregion.com

Bally si appresta a chiudere un capitolo importante della sua secolare storia manifatturiera. Il marchio svizzero del lusso cesserà infatti ogni attività legata al comparto produttivo calzaturiero sul territorio elvetico, spegnendo definitivamente i motori dello storico stabilimento di Caslano, situato nel Canton Ticino.

Come si legge sul portale e nei servizi radiotelevisivi della Rsi (Radiotelevisione svizzera di lingua italiana), la scorsa settimana sono state recapitate le lettere di licenziamento agli ultimi ventisette operai e artigiani rimasti all’interno della struttura. L’uscita dei dipendenti e lo stop ai macchinari diventeranno effettivi entro la fine di agosto 2026. La decisione rappresenta un drastico ridimensionamento se si considera che solo due anni fa il polo produttivo ticinese dava lavoro a circa duecentocinquanta persone. A questo scenario si aggiunge anche la precedente interruzione delle attività culturali legate alla Fondazione Bally, che aveva sede a Villa Heleneum a Lugano.

La chiusura della storica fabbrica ticinese rappresenta l’ultimo tassello di una profonda e drastica ristrutturazione aziendale avviata dal fondo d’investimento statunitense Regent LP, che ha rilevato la griffe nell’agosto del 2024. Sotto la nuova gestione americana, il brand ha intrapreso una forte politica di ridimensionamento dei costi fissi sul territorio europeo, che ha colpito progressivamente diversi rami dell’azienda.

L’acquisizione era arrivata in risposta a un momento di crisi per il luxury brand, che da tempo navigava in cattive acque. In passato, nel 2018, Jab Holding considerava di cedere il brand alla società di investimento cinese Shandong Ruyi, senza che però l’accordo si concretizzasse. Più di recente, nel 2024, stando a fonti anonime interne all’azienda, si parlava di debiti per circa 100 milioni di franchi, con un turnover annuo di circa 200 milioni.

Come ricostruito da La Conceria, il percorso di dismissione è iniziato già alla fine del 2024 con la chiusura della filiale italiana Bally Studio di Lastra a Signa, in provincia di Firenze, un centro interamente dedicato alla prototipazione. Successivamente, nel settembre del 2025, una prima ondata di tagli a Caslano aveva ridotto la forza lavoro operaia da cinquantasette a ventisette unità.

A partire dal prossimo settembre, lo stabilimento di Caslano ospiterà esclusivamente gli uffici amministrativi della griffe. Nonostante l’accordo raggiunto sul piano sociale per i ventisette lavoratori uscenti, lo stato d’allarme sul territorio resta elevato. Le condizioni concordate – come riportato da prevedono Rsi –  “tre mesi di preavviso per tutti, anche per chi dovesse averne diritto a meno. Nonché tre mesi di buona uscita e, in determinate condizioni, un 40 o 60% in più di un salario”, ha spiegato il sindacalista di OCST Luca Robertini. “I contratti si chiuderanno presumibilmente a fine agosto, perché i licenziamenti verranno dati alla fine di questo mese. Quindi tra giugno e agosto verrà prodotta l’ultima scarpa Bally”, in Ticino.

I rappresentanti dei lavoratori non nascondono forti preoccupazioni per il destino futuro della stessa divisione corporate (circa 100 dipendenti). Come ha dichiarato sempre alla Rsi lo stesso Robertini, la sensazione è che l’acquirente voglia mantenere la proprietà del marchio e che quindi una presenza amministrativa rimarrà, ma non vi è alcuna certezza sul numero effettivo di persone che verranno mantenute in organico sul lungo periodo.

A inizio febbraio Mario Grauso ha assunto la guida operativa di Bally, prendendo il posto di Ennio Fontana, general manager del brand svizzero di lusso da ottobre 2024.

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