La profezia su Hermès sembra essersi avverata: si è chiuso con ricavi per 4,07 miliardi di euro, in calo a cambi correnti dell’1,4%, il primo trimestre della maison francese. A cambi costanti, la performance segna un rialzo del 5,6% nei tre mesi, dato comunque inferiore al consunsus degli analisti di Visible Alpha, che prevedeva una crescita del 7,1%, e di Barclays, che stimava un +7 per cento.
Il risultato trimestrale – su cui ha impattato un effetto valutario da 290 milioni, spiega la società – non è stato accolto favorevolmente alla Borsa di Parigi: questa mattina, all’apertura delle contrattazioni, il titolo ha accusato un fondo del 14% – toccando il minimo in oltre tre anni – e al momento continua a perdere oltre dieci punti percentuali. Barclays, dunque, non si sbagliava nel prevedere solo qualche settimana fa che il primo quarter della fashion house sarebbe stato il più debole dall’era del Covid, a testimoniare che nemmeno la maison considerata anticiclica per eccellenza non è immune agli stravolgimenti geopolitici e macroeconomici che stanno scuotendo i mercati.
E la sua performance d’avvio di anno – arrivata in seguito a quella di Lvmh e Kering, entrambi in calo del 6% – arriva come l’attestazione definitiva del rallentamento globale dei consumi del lusso, in risposta a un clima di incertezza e timore. A penalizzare l’andamento di Hermès – che si conferma più resiliente ma pur sempre intaccata – l’impatto del conflitto con l’Iran sui consumi, soprattutto in Medio Oriente e in Francia, dove il calo dei flussi turistici ha inciso sugli acquisti di beni di alta gamma, ha dichiarato a margine la società.
“In un contesto geopolitico teso – ha comunque commentato Axel Dumas, presidente esecutivo – Hermès mantiene la sua rotta, fedele alla sua strategia a lungo termine. Supportata dalla sua abbondante creatività, dalla qualità senza compromessi e dalla fedeltà dei suoi clienti, Hermès continua la sua crescita redditizia nel 2026 con fiducia e convinzione. I fondamenti del modello Hermès sono più che mai una forza distintiva”.
Guardando alle aree geografiche presidiate dalla maison, le Americhe e l’Europa (Francia esclusa, a 2-8%) sono cresciute nei primi tre mesi dell’anno, rispettivamente del 6,4% e del 7,6% a cambi correnti. Il mercato locale francese, invece, è sceso del 2,8% (sia a cambi correnti sia costanti), così come l’Asia (-4,5%) e il Middle East, che cala double digit (-13,4 per cento). In flessione, anche se single digit, anche il Giappone (-3,4% cento).
Ponendo invece una lente sulle categorie merceologiche, il segmento Leather Goods and Saddlery – il più rappresentativo per il player – è salito del 2% a cambi correnti, mentre il Ready-to-wear & Accessories ha accusato un calo del 6,4 per cento. Stabile il comparto Silk & Textile (+0,4%) e in lieve calo il segmento Beauty (-2,2%), più marcato quello degli orologi (-10,3 per cento).
Nonostante un trimestre più debole e le incognite che costellano il contesto globale, Hermès si è detta comunque fiduciosa sulla propria crescita a medio termine, “confermando un obiettivo ambizioso di crescita del fatturato a tassi di cambio costanti”. Concorda Deutsche Bank, i cui analisti continuano comunque a “ritenere positivo il quadro di lungo periodo della società, che potrebbe offrire un’interessante opportunità per gli investitori con orizzonte temporale più lungo”. Sulla performance attuale, però, la banca sottolinea come la performance in valore sottintenda “una crescita dei volumi pari a zero, considerando un aumento dei prezzi di circa il 6% e alcune nuove aperture”. Inoltre, “i timori sul modello di business di Hermès, in particolare sull’attrattività delle categorie estranee alla pelletteria, probabilmente riemergeranno”.



