La lenta risalita di Kering, già iniziata con l’ultimo trimestre del 2025, prosegue anche nel primo trimestre del 2026, sebbene Gucci rappresenti ancora una zavorra per il gruppo anche se in graduale miglioramento. Nel Q1 i ricavi della maison d’Oltralpe si sono fermati a 3,57 miliardi di euro, registrando una flessione del 6% a tassi correnti (e flat a tassi costanti) con il marchio della Doppia G a -14% su valute correnti (-8% su base costante, sotto il consensus che era del -7%). La Borsa ha risposto con nervosismo ai risultati di Kering, complice anche il Q1 odierno di Hermès sotto le attese: in apertura di seduta il titolo sta cedendo 10 punti percentuali e in generale tutto il lusso è in calo sulle piazze finanziarie.
“Nel primo trimestre del 2026, i ricavi del Gruppo si sono stabilizzati, segnando un primo importante passo nel nostro percorso di ripresa e un ulteriore miglioramento sequenziale. Questa performance riflette i primi effetti tangibili delle nostre azioni, nonostante un contesto geopolitico difficile”, ha dichiarato Luca de Meo che ha aggiunto come “Gucci rimane la nostra priorità assoluta. È in corso un turnaround complessivo, con azioni decisive sul fronte della clientela, della distribuzione e, soprattutto, dell’offerta”.
Come anticipato alcune settimane fa, per la prima volta Kering presenta il bilancio suddiviso in tre divisioni, Kering Fashion & Leather Goods, Kering Jewelry, Kering Eyewear e Corporate & Other (include le funzioni e i servizi di Gruppo, nonché Ginori 1735). Per quanto riguarda la prima divisione, quella legata alla moda e alla pelletteria, complessivamente i ricavi sono diminuiti del 9% a 2,8 miliardi di euro (-3% a tassi costanti). Il bilancio scorpora il dato di Gucci che, come anticipato, ha realizzato vendite a -14% a 1,3 miliardi di euro. Le vendite della rete retail a gestione diretta sono diminuite del 4% su base comparabile. Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga e Brioni hanno registrato una crescita anno su anno nel trimestre, trainata in modo particolare dal Nord America. Balenciaga ha registrato un altro trimestre di crescita, supportata dalla domanda sostenuta nella pelletteria, Brioni ha confermato un momentum molto positivo mentre McQueen ha proseguito il suo processo di razionalizzazione. I ricavi wholesale del segmento sono aumentati del 2 per cento.
Nel caso di Gucci, il Nord America, spiega la nota, ha offerto una performance solida, in crescita dell’8% anno su anno. Tuttavia, non è stato sufficiente a compensare le tendenze negative in Asia-Pacifico e nell’Europa occidentale.
La divisione eyewear ha visto una crescita del turnover a 489 milioni di euro (+3% a tassi correnti e +7% a tassi costanti) “segnando il miglior risultato trimestrale della sua storia”. A brillare è soprattutto la gioielleria, area su cui de Meo sta puntando in modo particolare e che difatti ha messo a segno un +14% di ricavi a 269 milioni di euro (+22% a tassi costanti). Come riporta la nota, “la performance è stata ampiamente diffusa nelle principali regioni, con una domanda particolarmente sostenuta in Giappone e Asia-Pacifico. La solidità del brand è stata particolarmente marcata per Boucheron, che ha registrato la crescita più forte del Gruppo in questo trimestre. Anche Pomellato ha messo a segno una crescita significativa, trainata dal Giappone e dal successo delle sue collezioni principali. DoDo ha prolungato diversi trimestri di crescita sostenuta, mentre Qeelin ha registrato una performance solida, trainata dall’Asia”.
La divisione Corporate & Other ha realizzato ricavi pari a 30 milioni, in calo del 7% a cambi correnti e in crescita del 10% a perimetro comparabile con Ginori 1735, in crescita a doppia cifra.
Il gruppo ha anche precisato che l’area mediorientale resta costantemente monitorata. Attualmente rappresenta circa il 5% dei ricavi retail. Nel primo trimestre, i ricavi retail nella regione sono diminuiti dell’11%, dopo la crescita registrata nei primi due mesi dell’anno. “Al di là dell’impatto localizzato, che continuiamo a monitorare attentamente, la considerazione più ampia per il futuro riguarda i potenziali effetti sui flussi turistici globali e sul contesto macroeconomico”, aggiunge la nota.
Nel corso del 2026, l’obiettivo di Kering rimane quello di tornare alla crescita e migliorare i margini. “Il primo trimestre 2026 è stato caratterizzato da ulteriori progressi, a testimonianza di un’esecuzione rapida e rigorosa. Abbiamo posto le basi di una piattaforma di Gruppo volta a sostenere la crescita delle nostre Maison e a rafforzarne l’efficienza operativa, portando al contempo a termine operazioni rilevanti nei settori della bellezza, della gioielleria e nel settore immobiliare, rafforzando così la solidità del nostro bilancio. Il 16 aprile, in occasione del nostro Capital Markets Day, presenteremo la nostra roadmap strategica: ReconKering”, ha aggiunto de Meo.
Per quest’esercizio, dunque, il gruppo ripone la fiducia in un graduale e progressivo miglioramento “nel corso dei trimestri, in un contesto che rimane estremamente volatile”, ha confermato Armelle Poulou, direttrice finanziaria di Kering nel corso della conference call, ribadendo che: “La performance al netto di tale fattore a marzo (la guerra in Medio Oriente, ndr.) sarebbe stata di una crescita del 3 per cento. Questo è incoraggiante”. Durante la call con gli analisti, il gruppo ha sottolineato che nel corso dell’anno prevede un ritorno alla crescita di tutti i brand con l’esclusione di McQueen. Sul fronte strategico è prevista la chiusura di 100 store nel corso dell’anno.
La conference call si è concentrata sull’andamento e le previsioni di Gucci. Poulou ha sottolineato come il marchio abbia “registrato un forte recupero nel primo trimestre 2026 rispetto al quarto del 2025, con un ritorno a una performance positiva”. Anche in Europa il gruppo ha visto un miglioramento significativo di Gucci. “Pur rimanendo complessivamente negativa, la performance in Europa ha mostrato una ripresa costante e incoraggiante”, ha aggiunto. Il brand ha registrato “un trend positivo in quasi tutte le aree geografiche”, fatta eccezione del Giappone, che “è rimasto un mercato difficile per la clientela locale”. Anche la Cina, ha indicato la manager, “è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al quarto trimestre, mantenendosi in territorio negativo”.
Relativamente alla risposta della clientela ai capi disegnati dal nuovo direttore creativo, Demna, Poulou ha dichiarato: “siamo molto soddisfatti della risposta al nostro nuovo direttore creativo”, riportano le agenzie, aggiungendo come nei tre brand del gruppo in cui è avvenuto un cambio della direzione creativa (Gucci, Bottega Veneta, Balenciaga, ndr.) ‘stiamo osservando una buona risposta alle nuove introduzioni di prodotto. Questo rappresenta per noi un segnale molto positivo”. La Poulou ha anche spiegato che i nuovi prodotti verranno progressivamente distribuiti nel corso dell’anno. “Naturalmente, ci aspettiamo una conferma di questo trend nei prossimi trimestri, ma i primi segnali sono molto incoraggianti”.
Poulou ha poi sottolineato che la nuova collezione di Demna va bene. ‘Siamo molto soddisfatti nel vedere la performance delle nuove collezioni vendute sul sito, La Familia’, ha dichiarato, confidando che il contributo del nuovo designer si vedrà dopo il lancio completo della collezione, nel corso dell’estate”. Come spiegato dalla manager, l’effetto Demna si è sentito di più negli States, ma Kering confida che miglioreranno anche le altre regioni. “In Cina, però, “c’è ancora più lavoro da fare e il processo richiederà più tempo”.



