Marco Marchi fa un passo indietro e cede il timone di Liu Jo a Maurizio Croceri. Il founder e attuale amministratore delegato del marchio italiano ha scelto il suo decennale braccio destro come nuovo CEO di Exelite, precedentemente Eccellenze Italiane Holding, a cui fa capo tutto l’universo Liu Jo (Liu Jo Group, Liu Jo Luxury, Liu Jo Uomo) ma anche Blumarine (rilevato nel 2019), Eli e Digital Boite.
Nei piani – riporta l’intervista a Marchi di Affari&Finanza (La Repubblica) – nuovi investimenti in Sud America e Medio Oriente e possibili nuove acquisizioni. Il tema della successione sta a cuore a tutti gli imprenditori, racconta Marchi, ma anziché la via dell’ingresso dei fondi di private equity o la quotazione in Borsa “la scelta migliore ci è sembrata selezionare qualcuno che abbia le qualità e l’energia per guidare la nuova fase 2.0 di Liu Jo”.
Maurizio Croceri è stato al fianco di Marchi per dieci anni, durante i quali si è occupato del rilancio delle calzature del gruppo, passate da 10 a 70 milioni di euro di fatturato. E per il presente, obiettivo del brand è quello di potenziare la propria presenza “in quelle aree del mondo che, a differenza dell’Europa, continuano a registrare tassi di crescita a due cifre e dove il made in Italy è molto apprezzato”. Nel mirino, dunque, il Sud America, con “un occhio di riguardo” al Messico ma anche al Medio Oriente.
Liu Jo si era lasciato alle spalle un 2024 con ricavi per 489 milioni di euro (il 2022 arrivava a 492 milioni, ndr) e “il 2025 resta in salita”. Spiega Marchi alla testata: “Anche quest’anno è stato un anno complesso tuttavia, pur avendo registrato una diminuzione dei margini, continuiamo a essere visti come un’eccellenza”. L’imprenditore negli ultimi anni è riuscito, inoltre, a diversificare, investendo nel lusso con l’acquisto di Blumarine e, più recentemente, nel department store Coin al rilancio, a titolo personale (con Mia srl).
A tal proposito, commenta: “Abbiamo acquisito Blumarine due mesi prima del Covid ed è stato un periodo sfidante, ma oggi vedo nel brand tutte le caratteristiche giuste di creatività (ora guidata da David Koma, ndr.), femminilità, posizionamento per costruire un virtuoso percorso di crescita”. E ancora: “Su Coin abbiamo partecipato alla cordata per il rilancio, mettendo a disposizione le mostre competenze tecniche per la private label, ma i grandi magazzini sono e resteranno un’attività separata da quella di Exelite che, per non creare conflitti d’interesse, non punta a diventare un fornitore di Coin”.
Intanto, si legge, diverse banche hanno bussato alla porta di Exelite per proporre nuovi investimenti. “Stiamo esaminando alcuni dossier – anticipa Marchi – ma è ancora prematura parlarne”. E si mostra fiducioso sulle potenzialità del segmento dell’abbigliamento premium, soprattutto nell’attrarre “gli orfani del lusso, ovvero chi cerca un capo di qualità ma anche un servizio e un’esperienza nel negozio che le insegne del fast fashion non riescono a replicare”.



