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Kering nel pieno dell’operazione rilancio. De Meo cede la divisione beauty a L’Oréal

Di Redazione
20 Ott 2025
Kering nel pieno dell’operazione rilancio. De Meo cede la divisione beauty a L’Oréal

Palazzo Pertusati in via Senato, a Milano

Continua la trasformazione di Kering per mano del suo nuovo CEO, Luca de Meo. Il manager, entrato in carica il 15 settembre, non si è di certo fatto attendere per mettere in atto il suo piano di rilancio del colosso luxury, da tempo in difficoltà tra un indebitamento che lievita e performance poco brillanti, e una delle prime mosse è quella odierna: la cessione della divisione beauty del gruppo a L’Oréal, nell’ambito di un’operazione dal valore di 4 miliardi di euro, pagabili interamente in contanti al completamento previsto per il primo semestre 2026.

Nello specifico, l’accordo comprende la cessione del marchio Creed e la concessione di licenze esclusive di 50 anni sui principali brand di Kering: L’Oréal potrà così creare, sviluppare e vendere fragranze e prodotti di bellezza per Gucci, una volta conclusa l’attuale licenza con Coty, mentre le licenze per Bottega Veneta e Balenciaga partiranno immediatamente. Il gruppo riconoscerà inoltre a Kering royalty sui marchi in licenza.

Kering aveva avviato la sua attività nel settore beauty nel 2023, dopo aver acquisito il produttore di fragranze Creed per 3,5 miliardi di euro, nel tentativo di diversificare e ridurre quanto più possibile la dipendenza dal marchio Gucci, ammiraglio del portfolio del colosso e da tempo zavorra sulle sue performance finanziarie. Ma il gruppo ha faticato a far decollare il business, che, secondo stime riportate dalle agenzie, ha accusato una perdita da 60 milioni di euro nella prima metà del fiscal year.

La stessa Kering, nel suo complesso, ha visto incrementarsi il proprio debito negli ultimi anni, in seguito a investimenti immobiliari, fusioni e acquisizioni, passando dai 2,8 miliardi nel 2019 a raggiungere i 10,5 miliardi nel 2024. Secondo Bernstein, le dismissioni più probabili per fare fronte a questo scenario avrebbero riguardato innanzitutto il versante immobiliare – non a caso si parla da tempo dell’intenzione delle trattative per vendere una quota del suo prestigioso immobile sulla Fifth Avenue o l’immobile milanese di via Montenapoleone per il quale si vocifera da tempo di una possibile cessione ad un membro della famiglia reale del Qatar, ipotesi però mai confermata dal gruppo – ma non stupisce, in effetti, sia arrivata prima la volta del beauty, divisione extra-fashion che non ha goduto della fortuna fortuna sperata.

Le sue sorti, infatti, sono state molto diverse da quelle di Kering Eyewear, che con costanza mette a segno performance finanziarie positive e ha un parterre consolidato di marchi (non solo appartenenti al gruppo) di cui produce l’occhialeria.

“Riteniamo che vendere Kering Beauté a un prezzo più o meno uguale a quello pagato per Creed due anni fa – hanno commentato gli analisti di Bernstein, si legge su Reuters – sia una medicina amara ma necessaria”. Fanno eco gli analisti della Royal Bank of Canada, aggiungendo: “Un ritorno alle licenze per la bellezza sarebbe meno dispendioso in termini di capitale, meno orientato all’operatività e probabilmente con margini più elevati”.

E ancora: “Riteniamo inoltre che indichi un riorientamento strategico verso le sue competenze chiave nel soft luxury e qualsiasi disinvestimento nel settore della bellezza potrebbe liberare margini di investimento per queste priorità”.

Come annunciato, è iniziata una fase di decisioni complesse ma inevitabili per l’executive de Meo, orientato alla razionalizzazione delle risorse dove necessario. Il debutto nel beauty, d’altronde, era un rischio annunciato: “Abbiamo sempre messo in dubbio – hanno commentato gli analisti di Bnp Paribas – la logica che ha spinto Kering a entrare nel settore beauty, un’arena molto diversa da quella del lusso e dominata dai giganti”.

L’operazione arriva in seguito al rinvio di due anni dell’acquisizione totale del marchio Valentino da Mayoola, anch’esso nell’ottica di un’ottimizzazione delle risorse.

Intanto, tutto il personale del gruppo Kering in Italia è pronto ad incrociare le braccia: le sigle sindacali lctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil hanno proclamato uno sciopero per le prime quattro ore dell’orario di lavoro di domani, martedì 21 ottobre. A comunicarlo sono stati gli stessi sindacati in una nota, specificando che la mobilitazione riguarda le lavoratrici e i lavoratori delle aziende Gucci, Balenciaga, Yves Saint Laurent, Alexander McQueen, Ginori 1735, Bottega Veneta, Kering Italia. Sempre domani si svolgeranno dei presidi a Milano e Scandicci.

‘Questo si è reso necessario a seguito dei recenti incontri con le rappresentanze del gruppo mondiale della moda in cui si è registrata, con profonda delusione, una chiusura preconcetta al dialogo. Appare ormai evidente come le decisioni unilaterali assunte nelle trattative derivino da precise direttive del gruppo, che stanno determinando un arretramento delle relazioni industriali, degli accordi sindacali e dei diritti dei lavoratori”, spiegano le organizzazioni sindacali.

Per questa settimana sono attesi anche i prossimi risultati finanziari del gruppo, in calendario per dopodomani, mercoledì 22 ottobre.

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