La Borsa punisce l’ultima trimestrale di Nike. Nonostante i risultati del terzo trimestre superiori alle aspettative, spinti dalla risposta positiva dei consumatori ai nuovi modelli di sneaker, il numero uno dello sportswear scivola in Borsa a causa delle previsioni per l’ultimo quarter, che performerà peggio di quanto previsto dagli analisti (-2,22% a 11,07 miliardi di dollari, secondo i dati di Lseg).
Le azioni del colosso statunitense, inizialmente salite subito dopo la pubblicazione dei risultati, hanno poi invertito la rotta a seguito delle previsioni per il trimestre successivo, perdendo quasi il 5% a Wall Street. Come riportato da Reuters, durante la conference call, Matthew Friend, CFO di Nike, ha dichiarato di aspettarsi che i ricavi del quarto trimestre calino “mid-teens”, ossia di una percentuale compresa tra il 13% e il 17 per cento.
Tornando però ai dati relativi al Q3, l’azienda di Beaverton ha archiviato un fatturato di 11,3 miliardi di dollari, in calo del 9% a cambi correnti (-7% a cambi costanti). Il turnover ha superato quanto atteso dal mercato, che prevedeva un calo dei ricavi dell’11,5% con vendite pari a 11,01 miliardi di dollari. Per quanto riguarda i canali, i ricavi di Nike Direct sono stati pari a 4,7 miliardi di dollari, in calo del 12%, mentre il wholesale è sceso a 6,2 miliardi di dollari (-7 per cento).
A gravare sui conti, che nei tre mesi vedono il segno meno in tutte le aree, è stato in particolare il crollo a doppia cifra del mercato cinese, le cui vendite hanno segnato un -42 per cento. In calo quindi anche l’area Emea (-35%), l’Asia Pacific & Latin America (-27%) e il Nord America (-21 per cento).
Durante la call, Elliott Hill, che ha preso le redini del gruppo solo cinque mesi fa, ha illustrato la strategia ‘Win Now’, un piano basato su cinque pilastri che include il lancio di una vasta gamma di nuovi modelli di calzature e il rafforzamento della presenza in cinque città chiave: Shanghai, Pechino, Los Angeles, New York e Londra.
Tuttavia, specifica l’agenzia di stampa, i ricavi continuano a subire pressioni a causa degli sconti applicati a linee storiche come Air Jordan 1, Air Force 1 e Dunk. Il prossimo trimestre si prospetta ancora difficile, poiché l’azienda dovrà smaltire vecchi stock con forti sconti e ricostruire i rapporti con i retailer. “Inizieranno a moderarsi” dopo il quarto trimestre, ha sottolineato Friend.
Guardando alla redditività, i numeri non migliorano: nei tre mesi l’utile netto ha subito un calo del 32% a quota 794 milioni. Prendendo in considerazione i nove mesi, il calo è invece del 28 per cento.
“I progressi compiuti rispetto alle priorità strategiche del piano ‘Win Now’, a cui ci siamo impegnati 90 giorni fa, rafforzano la mia fiducia nel fatto che siamo sulla strada giusta”, ha dichiarato Elliott Hill, presidente e CEO -. Ciò che è incoraggiante è che Nike ha avuto un impatto significativo in questo trimestre mettendo lo sport al centro – attraverso le storie degli atleti, i prodotti ad alte prestazioni e i grandi eventi sportivi”.
“Le nostre previsioni per la seconda metà dell’anno fiscale 2025, guidate dalle azioni del piano ‘Win Now’, restano in linea con quanto comunicato lo scorso trimestre”, ha affermato Matthew Friend, vicepresidente esecutivo e CFO di Nike, Inc. “L’ambiente operativo è dinamico, ma ciò che conta di più per Nike è servire gli atleti con nuove innovazioni di prodotto e riaccendere il momentum del brand attraverso lo sport.”
Nel frattempo il colosso dello sportswear starebbe per salutare alcuni dei suoi manager. Secondo quanto riporta Bloomberg, attori principali nella pianificazione di una strategia di ripresa del colosso americano avrebbero lasciato la poltrona, nell’ottica di cambiamenti ai vertici dirigenziali voluti proprio da Hill. Tra questi figura Daniel Heaf, chief strategy and transformation di Nike, che se ne va dopo che la direzione ha deciso di eliminare del tutto la sua carica.
Come già sottolineato, finora la direzione sbagliata delle strategie di Nike non ha soltanto portato a diminuire la sua platea di clienti, ma ha altresì procurato opportunità per i concorrenti, come On e Hoka. Le azioni Nike sono scese del 19% dal 20 settembre, dopo la nomina di Hill, infatti, mentre il competitor Adidas, nel frattempo, ha visto il suo titolo salire nello stesso periodo.



