Si chiude a quota 84,7 miliardi di euro il 2024 di Lvmh. Un risultato che segna una flessione del 2% a cambi correnti (+1% a valuta costante) per il numero uno del lusso francese, in linea con la performance dei primi nove mesi del fiscal year (anch’essi archiviati a -2 per cento). L’utile netto è ammontato a 12,6 miliardi di euro nei nove mesi, in calo del 17% rispetto all’anno precedente.
Il quarto e ultimo trimestre dell’anno, si legge nella nota, è stato sostanzialmente stabile, con una crescita su base organica dell’1% dei ricavi a 23,9 miliardi di euro, “in accelerazione rispetto al terzo trimestre”, fermatosi intorno ai 19 miliardi.
Lievemente al di sopra delle attese (per il full year il consensus degli analisti si fermava a 84,5 miliardi), le vendite di Lvmh non sono comunque riuscite a impressionare il mercato, e hanno accusato un tonfo in Borsa, con un titolo che ha perso oltre sei punti percentuali trascinando verso il basso tutto il comparto del lusso. Oltre a Hermès (0,26%) e Kering (-6%), l’effetto domino arriva fino a Piazza Affari e colpendo Moncler (-1,5%), Cucinelli (0,8%) e Ferragamo (-2,57 per cento).
“Con i pari del lusso (Richemont, Burberry, Cucinelli, Zegna) che hanno segnalato un significativo miglioramento delle vendite e superano le aspettative – spiega Thomas Chauvet, analista di Citi, riporta Reuters – l’asticella per Lvmh si è innegabilmente alzata nelle ultime settimane”.
Dal punto di vista geografico, Europa e Stati Uniti, ha spiegato la società nella nota, hanno registrato una crescita a valuta costante, il Giappone ha assistito a una crescita double digit dei propri ricavi mentre il resto dell’Asia ha riflettuto “la forte crescita della spesa da parte dei clienti cinesi in Europa e Giappone”.
Il sentiment del gruppo è apparso rassicurante anche e soprattutto durante la conference call, in cui è emersa anche un’indicazione sul fatto che a gennaio alcuni marchi stiano ben performando, tra i quali Louis Vuitton e Tiffany. Arnault è apparso ottimista, in particolare, sulle prospettive oltreoceano per il gruppo e il comparto in generale, dichiarandosi favorevole al ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Usa e rifiutando di commentare la questione dazi.
“Ho sentito il vento di ottimismo che soffia lì – ha raccontato agli analisti -. Quando torni in Francia dopo aver trascorso qualche giorno negli Stati Uniti, è un po’ una doccia fredda, devo dire. Negli Stati Uniti, hai la sensazione di essere accolto a braccia aperte”, ha aggiunto.
Il magnate ha anche osservato che Trump ha proposto di abbassare l’aliquota fiscale aziendale dal 21% al 15% per le aziende che producano in America mentre in Francia la legge di bilancio contempla un’imposta temporanea sulle aziende con ricavi superiori a un miliardo di euro.
Per quanto riguarda le divisioni del colosso del lusso, sono state Fashion & Leather Goods e Wines & Spirits a patire di più “l’impatto delle fluttuazioni valutarie”. La divisione moda, in particolare, ha accusato una flessione del 3% a valuta corrente, pesando 41 miliardi nell’esercizio, mentre il segmento Wines & Spirits è calato double digit (-11 per cento). Diminuzione del 3% anche per la sezione Watches & Jewelry, mentre spicca il segmento Perfumes & Cosmetics in crescita, sebbene single digit, del 2%, così come il Selective Retailing.
“Nel 2024, in un contesto incerto, Lvmh ha dimostrato una forte resilienza – ha dichiarato Bernard Arnault a margine dei risultati finanziari -. Questa capacità di resistere alla tempesta in periodi altamente turbolenti, già dimostrata in molte occasioni nella storia del nostro gruppo, è un’ulteriore testimonianza della forza e della rilevanza della nostra strategia. La creatività e l’altissima qualità dei nostri prodotti, il nostro fermo impegno verso l’eccellenza, l’agilità dei nostri team e il buon equilibrio geografico delle nostre sedi sono alla base del successo di Lvmh e delle sue maison, sostenuto dalla dedizione di tutto il nostro team”. Tra i successi del 2024, menzionata la partneship con i Giochi Olimpici e paralimpici di Parigi, in cui “Louis Vuitton e Dior hanno goduto di grande visibilità”. Ricordato anche l’ingresso di due nuovi direttori creativi all’interno della scuderia Lvmh: Michael Rider da Celine e Sarah Burton da Givenchy.
Riguardo al 2025 ormai avviato, il sentiment del player appare ottimista, nonostante il perdurare dell’incertezza macroeconomica e geopolitica. “Il gruppo rimane fiducioso e perseguirà la sua strategia focalizzata sullo sviluppo del marchio, sostenuta da innovazione e investimenti continui, nonché da una ricerca estremamente esigente di desiderabilità e qualità nei suoi prodotti e nella loro distribuzione altamente selettiva”.



