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Il lusso scricchiola. Dopo il Nord America, ora anche la Cina perde lustro

Di Redazione
21 Lug 2023
Il lusso scricchiola. Dopo il Nord America, ora anche la Cina perde lustro

Foto di Denys Nevozhai su Unsplash

Iniziano a scricchiolare le certezze del mondo del lusso verso nord America e Cina, i due mercati di riferimento per l’alto di gamma che hanno traghettato il settore negli ultimi anni, consentendo il balzo dimensionale. Se per il Paese a stelle strisce si parla da tempo di ‘normalizzazione‘ di un trend di euforia post-Covid, nel caso dell’ex Celeste Impero gli analisti hanno parlato di ‘staffetta della crescita’, ovvero che il Paese sarebbe stato il principale motore di crescita dell’industria del lusso quest’anno. Ma i dati sull’economia cinese stanno ridimensionando questa visione, tanto che le banche J.P.Morgan, Morgan Stanley e Citigroup hanno tagliato le previsioni di crescita della Cina per quest’anno. Il tutto sta alimentando le preoccupazioni delle maison internazionali dell’alto di gamma che vedono nel mercato cinese un bacino di importanza cruciale in termini numerici tanto che i grandi marchi del lusso negli ultimi anni hanno investito milioni di euro, spingendosi fino a località non tradizionali come Wuhan, Zhengzhou o Charlotte e Nashville.

Il prodotto interno lordo della Cina, nel secondo trimestre dell’anno, è cresciuto solo dello 0,8 per cento. A spiegare il rallentamento della crescita dell’economia concorre la frenata del settore manifatturiero, finito sotto pressione a causa del rallentamento dell’export e delle principali economie mondiali. Ciò si è aggiunto ad una persistente stagnazione del mercato immobiliare, che il governo cinese non è riuscito a risvegliare. Pechino prevede quindi per quest’anno una crescita piuttosto modesta del 5 per cento.

Un report di Rbc Bluebay indica come La tanto proclamata ripresa economica cinese ha subito un rallentamento a partire dall’aprile di quest’anno, con dati sulle vendite al dettaglio, sugli investimenti e sulle vendite immobiliari inferiori alle aspettative. Il rapido peggioramento delle esportazioni, l’alto tasso di disoccupazione giovanile, la fine del boom immobiliare e la debolezza della domanda interna contribuiscono ad alimentare le preoccupazioni degli investitori stranieri e molti si interrogano sulla ‘investibilità’ della Cina.

Gli effetti sui big del lusso si sono già fatti sentire. A inizio settimana Richemont ha dovuto far fronte ad una raffica di vendite sul suo titolo, chiudendo in ribasso di oltre 10 punti percentuali e trascinando i grandi luxury group quotati come Hermès (-4,21%), Lvmh (-3,7%) e Kering (-1,95%), a seguito di una trimestrale deludente.

Secondo una recente analisi di Reuters, la Cina “non attraverserà una ripresa della domanda a forma di V, ma piuttosto un recupero pluriennale dei consumi in patria e all’estero”, hanno previsto gli analisti di Citi a seguito di una telefonata con i dirigenti di Richemont.

“L’industria del lusso sembra avere una performance superiore a quella del mercato dei beni di consumo nel suo complesso in Cina, ma in realtà, tra quasi tutti i consumatori con cui si parla prevale l’incertezza”, ha dichiarato a Reuters Amrita Banta, managing director della società di consulenza Agility Research & Strategy. “Quasi tutti non si sentono del tutto a loro agio relativamente alle loro posizioni economiche future”, ha aggiunto. In Cina, i gioielli stanno emergendo come la categoria di prodotti più richiesta, superando le scarpe casual, la pelletteria e l’abbigliamento, con gli orologi che registrano forti vendite, dicono i consulenti. Per quanto riguarda gli accessori e l’abbigliamento, Chanel, Dior e Balenciaga hanno registrato i maggiori incrementi di acquisti nell’ultimo trimestre.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il rallentamento del Paese è legato ad inflazione, tassi di interesse elevati e condizioni di credito in deterioramento. “Questo – spiega Reuters – influenza in modo sproporzionato i clienti di lusso ‘aspirazionali’ che possono facilmente vivere senza un’altra borsa Gucci o un paio di scarpe da ginnastica da 900 dollari”. In Cina le preoccupazioni sul ridimensionamento della spesa di lusso sono legate anche all’elemento anagrafico. Secondo una fotografia di BCG-Boston Consulting Group i consumatori luxury nell’ex Celeste Impero sono per lo più giovani, con un’eta media di 28 anni. Un aspetto che da sempre ha rappresentato un traino, in virtù anche del concetto di fidelizzazione. Ma l’aumento della disoccupazione tra le giovani generazioni – il tasso di disoccupazione giovanile in Cina è salito al 21,3% a giugno dal 20,8% di maggio, un nuovo record – potrebbe creare problemi nel reclutamento di nuovi consumatori, all’interno dei marchi di lusso e al di fuori.

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