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Pernot-Day (Shein): “On-demand? Possibile anche nel low cost”

Di Redazione
18 Lug 2023
Pernot-Day (Shein): “On-demand? Possibile anche nel low cost”

Il pop-up store Shein a Napoli nelle giornate del 5 e 6 luglio

Strategico e ampio, l’Europa è tra i mercati più importanti per Shein, che vede nel Vecchio Continente un cruciale bacino di utenza e un orizzonte di opportunità. E al suo interno non fa eccezione l’Italia. A raccontarlo a Pambianconews è Peter Pernot-Day, global head of strategy and corporate affairs di Shein.

“In generale il mercato europeo è molto importante per noi ed è uno dei due più importanti dietro gli Stati Uniti – ha spiegato l’executive -. L’Italia è uno dei membri chiave dell’Ue ed è fondamentale anche per noi. Non a caso abbiamo aperto una serie di pop-up molto efficaci, e contiamo di proseguire”. Aggiungendo anche: “E poi, in quanto epicentro della moda e del design, rappresenta una fonte di ispirazione imprescindibile”.

Il player è reduce da un 2022 valso 22,7 miliardi di dollari (circa 20,68 miliardi di euro), in cui l’Italia e più in generale l’area europea hanno giocato un ruolo importante rivelandosi “mercati molto redditizi”, sebbene il manager del colosso cinese del fast fashion non ne abbia specificato la portata numerica.

Il nostro mercato si è dimostrato nell’ultima performance annuale in linea con il trend riscontrato dal player a livello globale, mostrando anche nel post-Covid la resilienza delle nuove abitudini di consumo, su tutte lo shopping online. Recentemente Shein ha mostrato apertura verso il mondo del retail fisico, così distante dalla propria natura di digital native, aprendo anche in Italia una serie di negozi temporanei strategicamente studiati in alcune delle città più rilevanti dello Stivale.

L’ultima iniziativa retail è stata a Napoli che, all’inizio di luglio, ha visto tornare il colosso asiatico ad animare il Salone Margherita della città partenopea. Ma prima non sono mancate le tappe di Torino e Milano, che non saranno le ultime, anticipa Pernot-Day. Tuttavia, l’idea di un modello equamente diviso tra online e offline, e quindi propriamente phygital, sembra fuori discussione.

“L’online e il retail fisico giocano ruoli complementari. Shein, in particolare, è un pioniere della cosiddetta ‘on-demand fashion’, che permette di soddisfare a pieno le esigenze dei consumatori”. E così proseguirà nel prossimo futuro: “Il nostro modello business continuerà a basarsi su una produzione on-demand e resteremo primariamente un business online”. Un concetto fondante del modello di business targato Shein e più volte sottolineato Pernot-Day, quasi a rispondere implicitamente alle accuse di scarsa sostenibilità da parte degli ormai innumerevoli detrattori collezionati dal titano della moda a basso prezzo.

Ma Shein non sembra vedere ostacolata la propria corsa a interpretare i sempre mutevoli bisogni dei propri consumatori, anch’essi in evoluzione, anche anagrafica. Se verosimilmente è soprattutto la giovanissima Generazione Z a rappresentare il target d’elezione dell’e-tailer, è altrettanto vero che i clienti (o le clienti, soprattutto) della prima ora sono cresciute, e ora l’audience a cui Shein si rivolge è sempre più ampio sia in termini anagrafici sia, conseguentemente, in termini di categorie merceologiche presidiate. Uno spettro in continua espansione, conferma il manager, “sebbene la moda resti indubbiamente il nostro core business”.

Intanto, il gigante cinese è particolarmente chiacchierato presso la stampa estera per via della sua ipotetica Ipo a Wall Street. Da tempo in odore di quotazione, rimandata per fattori esogeni che hanno spaziato dalla crisi pandemica alle criticità di uno scenario inflazionistico fino alla guerra, Shein sembrerebbe ora prossimo allo sbarco in Borsa, rivelano le agenzie di stampa, ma la società per il momento ha smentito e la Sec–Securities and Exchange Commission (presso cui avrebbe depositato i documenti) non commenta al riguardo.

Nel frattempo il fondatore dell’azienda, Chris Xu, ha trasferito un anno fa l’headquarter da Nanjing a Singapore, come ricorda anche Pernot-Day nel corso dell’intervista, e sul fronte della supply chain porta avanti una “localization strategy”, guardando verso Messico, Stati Uniti, Brasile, India ed Europa, nonostante una forte base manifatturiera in Cina. L’obiettivo? “Esportare leadership, logistica, manifattura vicino ai nostri mercati di riferimento, per migliorare la customer experience secondo un modello flessibile, data-driven e digital first-retail”.

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