Con un hub di 20 mila metri quadrati a Sant’Omero (TE), la divisione FPM Apparel punta a una produzione sempre più di eccellenza, controllata e sostenibile.
In un periodo caratterizzato da incertezze e difficoltà quale è stato quello della pandemia di Covid-19 e quando per tutte le realtà produttive la tendenza era quella di delocalizzare, la scelta del gruppo tedesco Freudenberg di investire in Europa, e in particolare sull’Italia, con l’obiettivo di riprendere fiducia su questi mercati, è andata controcorrente rivelandosi visionaria.

L’importante investimento ha riguardato in particolare la Divisione Apparel del gruppo Freudenberg, leader nella produzione di interfodere. Dopo un grande intervento di ampliamento, la divisione ha appena inaugurato in Abruzzo, a Sant’Omero (TE), il primo e unico stabilimento italiano per la produzione di interfodere che spaziano dal settore uomo, alla camiceria, alla donna fino allo sportivo.

“Dal punto di vista logistico l’Italia è un Paese fortunato perché in grado di fornire tutta la grande Europa e la stessa Penisola, punto di riferimento per il settore lusso, con una produzione sempre più di eccellenza, controllata e sostenibile”, ha spiegato Simone Visani, Head of Sales and Marketing Freudenberg Performance Materials Apparel Italy. “Innovazione, prossimità alla clientela e propensione alla customizzazione sono i plus del nuovo hub produttivo”.

Durante l’evento di inaugurazione, i clienti presenti hanno avuto modo di visitare le linee di produzione e di partecipare ad un dibattito sul tema della sostenibilità nell’industria della moda. L’evento si è concluso con una sfilata tecnica che ha mostrato i principali utilizzi delle interfodere Freudenberg. Nel corso della serata sono stati inoltre premiati i giovani vincitori di “Fashioning Sustainability”, concorso organizzato dall’azienda e rivolto alle scuole europee di moda e design.

Freudenberg è una multinazionale tedesca tra le più grandi in Europa con più di 10 miliardi di euro di fatturato e 51 mila dipendenti nel mondo, di cui circa 2 mila in Italia.



