C’è Eurojersey tra i protagonisti della 35ª edizione di Milano Unica. Nella cornice della kermesse dedicata al tessile e accessori di alta gamma l’azienda del Gruppo Carvico presenta il suo autunno/inverno 2023-24 all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione.
“Noi siamo sempre molto orgogliosi di essere qui – ha raccontato a Pambianconews Andrea Crespi, direttore generale di Eurojersey -. Abbiamo fatto la scelta consapevole di abbandonare Première Vision per dare il massimo risalto a questa fiera, e cerchiamo di esserci in modo evocativo, andando oltre i meri tessuti”. L’ispirazione dello stand, avvolto da una vibrante nuance di rosso, arriva infatti da uno degli artisti ospitati da Villa Panza, a Varese, l’americano Dan Flavin, in virtù della partnership annuale di Eurojersey con il Fai – Fondo per l’ambiente italiano.

È un anno di soddisfazioni e sfide per l’azienda lombarda. “Le cose stanno funzionando bene – ha proseguito Crespi – e procedono anche aumentando gli investimenti per far fronte a una richiesta più importante di prodotti tecnicamente funzionali ma di livello, che sposino gli aspetti estetici che la moda privilegia adesso”. Un momento fortunato, dunque, per i tessuti tecnici e performanti come i suoi Sensitive Fabrics ma a patto che sappiano rispondere a trend ed esigenze del momento.
Ma non è tutto qui: “C’è la squadra di ricerca e sviluppo e di design che sta portando avanti dei bei progetti. Per quanto riguarda la parte di implementazione industriale, ci stiamo preparando e quindi anticipando una serie di investimenti che si aggireranno intorno ai 15 milioni di euro sul biennio 2022-2023, proprio per supportare questo sviluppo”. E poi una novità, che suona come un ritorno alle origini: “Senza dimenticare il settore dei costumi da bagno, a noi molto caro – anticipa il manager. Settore che si è un po’ appiattito sul fast fashion ma che ritorneremo ad approcciare. Torneremo infatti a Mare di moda, a Cannes, dopo molti anni di assenza”.
Intanto, rimane saldo il focus su una sostenibilità che sia quantificabile. “In casa Eurojersey rimane fondamentale il tema della misurazione. È partita con la misurazione ambientale del nostro impatto: siamo stati la prima azienda del tessile a farlo, adottando la metodologia Pef già nel 2019. Anziché dire di essere green, abbiamo reso nota la nostra impronta ecologica”.
Meno e meglio, sembra essere il motto di Eurojersey. “Fare meglio con meno – ha spiegato Crespi: dotarsi delle migliori tecnologie per produrre con una qualità più alta e migliorando la durabilità. Prodotti più longevi con meno risorse e tra queste scegliere le meno impattanti”. Non è un caso che il ‘Footprint report’ di Eurojersey, il primo pubblicato nel 2020, porti questo nome e non il più comune ‘bilancio di sostenibilità’, a indicare la presa di consapevolezza e il conseguente impegno nel diminuire un impatto inevitabile, tramite uno strumento che sfrutta gli standard Esg e Gri certificati da Deloitte. Al centro del report 2021, il valore del capitale umano: “l’importanza che hanno per noi le persone, che ha fatto sì non riscontrassimo il fenomeno della ‘great resignation'”.
Il 2021 di Eurojersey si era chiuso con un fatturato da 80 milioni di euro, in crescita del 27% sul 2020 e del 6% sui due anni precedenti. E il 2022 promette di confermare il trend ascendente, nonostante lo scenario globale denso di criticità e sfide per l’intero settore tessile e non solo. “Considerata la guerra e i problemi della supply chain, che avrà bisogno di mesi per assestarsi su una nuova normalità – ha spiegato il direttore generale – il 2022 ci sembra positivo e strizza l’occhio allo standard di crescita del 2021, anche se sarà necessario prepararsi a un ultimo trimestre in cui dovremo fare i conti, tra aziende e governo, con le conseguenze dell’inflazione”.



