Farfetch spinge sull’acceleratore del second hand. Il colosso dell’e-commerce ha appena messo a segno l’acquisizione di Luxclusif con un accordo pensato per rafforzare la suite di servizi white label di Farfetch per i clienti del settore. L’-e-tailer, del resto, mira a “presidiare davvero la categoria e le sue opportunità”. I termini finanziari dell’operazione, però, non sono stati resi noti.
Se quello del resale diventa un mercato sempre più dominante, soprattutto tra le generazioni di consumatori più giovani, Farfetch cerca di allinearsi con la corrente che con ogni probabilità cambierà lo scenario dei consumi nel prossimo futuro, rendendosi competitivo proprio sul trend del resale. In quest’ottica va intesa l’acquisizione della piattaforma b2b Luxclusif, che attualmente alimenta anche il suo servizio di rivendita di borse ‘Second Life’, lanciato nel 2019.
“Farfetch ha lavorato con boutique usate e vintage sin dal primo giorno, ora sono passati più di dieci anni ed è sempre stato parte della nostra proposta”, ha raccontato in un’intervista per Wwd Giorgio Belloli, chief commercial and sustainability officer. “Ora assistiamo sicuramente all’accelerazione del mercato generale. Grazie al rapporto che abbiamo avuto con Luxclusif negli ultimi anni, abbiamo ritenuto che fosse il momento giusto per unire le forze e per provare davvero ad accelerare alcuni dei servizi che, combinati, possiamo mettere a disposizione del settore”.
Prosegue Belloli: “La rivendita in white label è un obiettivo redditizio per Farfetch. Nei piani c’è l’idea di utilizzare la piattaforma Luxclusif per gestire una proposta di questo tipo per marchi e rivenditori. Si può immaginare l’opportunità di replicare ciò che stiamo facendo per Farfetch, ma direttamente per i marchi”.
Intanto, l’e-tailer prevede di ampliare rapidamente il programma ‘Second Life’ in nuovi mercati, estendendosi anche oltre le borse in altre categorie come abbigliamento e orologi, ha anticipato l’executive.
L’acquisizione di Luxclusif, inoltre, rivela la necessità di potenziare l’unità aziendale ‘Platform Solutions’ della società, divisione specializzata nel fornire tecnologia di vendita al dettaglio ed e-commerce white label a clienti del settore tra cui anche Harrods e Chanel.
Anche Farfetch, dunque, sale sul carro dorato del resale, la cui crescita nell’ultimo anno e mezzo è letteralmente esplosa. Basti pensare che Vestiaire Collective ha raccolto 178 milioni di euro nel suo ultimo round di finanziamento che ha fatto schizzare la valutazione dell’azienda a 1,7 miliardi di dollari. All’inizio dell’anno, non a caso Kering ha acquisito una quota del 5% nella piattaforma. E le piattaforme di rivendita b2c Poshmark e ThreadUp sono diventate pubbliche con valutazioni multimiliardarie, mentre l’app di social shopping Depop è stata venduta a Etsy per 1,6 miliardi di dollari a giugno.



