Passerà per l’export la ripresa del made in Italy. A decretarlo è l’osservatorio di Sace, la società che fa capo a Cassa depositi e prestiti, nel suo report ‘Ritorno al futuro: anatomia di una ripresa post-pandemica’.
Una fotografia del mondo a venire, ma anche dello scenario che si è già concretizzato, prevedendo per le esportazioni dei prodotti italiani un aumento dell’11,3% nel corso del 2021, per il valore di 482 miliardi di euro. Una crescita notevole e destinata a incrementarsi ulteriormente nel 2022, in cui sono stimate vendite per i marchi italiani a +5,4% e nel biennio successivo a +4 per cento.
Con questo trend, l’Italia supererà di quasi un punto il tasso di crescita pre-crisi, pari a +3,1% tra il 2012 e il 2019 e, si stima, raggiungerà i 550 miliardi di euro in beni esportati entro il 2024. Del resto anche Cnmi, nei suoi Fashion Economic Trends, aveva predetto una chiusura dell’anno in rialzo del 20,9% su base annua per l’industria della moda, attribuendone il merito proprio alla performance dell’export, negli ultimi cinque mesi cresciuto del 27,6% a livello mondiale e del 34,3% verso i Paesi Ue.
Ma, come la storia più recente ha ricordato, è difficile fare delle previsioni granitiche, e le incognite che ancora aleggiano intorno alla questione Covid hanno spinto Sace a delineare un secondo scenario, che potrebbe concretizzarsi nel caso in cui la pandemia prendesse nuovamente piede e le misure di contenimento si dimostrassero insufficienti.
Di fronte a un nuovo congelamento, anche solo parziale, dell’economia mondiale, le esportazioni italiane del 2021 si limiterebbero a una crescita del 7,2% e nel 2022 l’incremento scenderebbe a livelli prossimi allo zero. Il recupero delle vendite del made in Italy nei mercati esteri, dunque, sarebbe rimandato almeno al 2023.
Necessari per la realizzazione della prospettiva più ottimista delineata da Sace anche l’iniezione di risorse dai programmi di recovery, dal nostrano Pnrr al comunitario Next Generation Eu.
Di fronte ai dati Daniele Franco, ministro dell’economia, ha commentato: “Stiamo recuperando la più forte caduta di prodotto dal dopoguerra. È importante il processo di vaccinazione e contenere il diffondersi della malattia per consolidare il processo di crescita”.



