Primark sembra risalire la china. La catena irlandese di fast fashion reagisce all’affievolirsi delle restrizioni anti-Covid e al graduale ritorno alla normalità con la riapertura di molti dei suoi store e un sensibile aumento delle entrate.
Nel terzo trimestre dell’anno fiscale in corso, ha riportato la parent company britannica Associated British Food, Primark ha messo a segno un incremento delle vendite pari al 207% rispetto al periodo corrispondente del 2020, raggiungendo ricavi da 1,61 miliardi di sterline (circa 1,87 miliardi di euro). Un aumento che si attesta al +3% se paragonato all’analogo quarter del 2019 pre-pandemia.
Si tratta di un risultato più che incoraggiante se si pensa alla performance del gruppo durante il primo semestre del fiscal year, con una diminuzione del 17,5% del fatturato e un dimezzamento dell’utile, e che sembra la naturale conseguenza del rinnovato aumento della domanda da parte dei consumatori e del ripopolamento dei negozi con il decadere dei lockdown.
All’inizio del trimestre Primark contava solo un’insegna su cinque aperta, mentre alla fine del periodo 396 hanno sollevato nuovamente le saracinesche. E i risultati non hanno tardare ad arrivare, per un gruppo che affida completamente il proprio business alla strategia brick & mortar, senza aver ceduto neanche durante la pandemia al richiamo dell’e-commerce.
Intanto la catena prosegue nel suo piano di opening, inaugurato nonostante l’imperversare della crisi pandemica, e attende l’apertura del 400° store per il prossimo autunno. Nell’ultimo trimestre si contano sette nuovi punti vendita tra Europa e Usa, tra i quali quelli di Roma, Madrid, Bilbao e Chicago. Senza dimenticare il flagship store da 200 metri quadrati inaugurato a Rotterdam, nei Paesi Bassi, presso l’Alexandrium Shopping Center.



