Pitti Bimbo tira le somme. La fiera fiorentina dedicata alle collezione kidswear P/E 2020 ha chiuso sabato scorso (20-22 giugno) con un’affluenza complessiva di 10mila presenze, in linea con quelle dello scorso anno. Il numero dei buyer si è attestato a quota 5.100 (-4% rispetto a giugno 2018), di cui 2.400 da quasi 80 Paesi esteri. Le presenze provenienti dall’estero sono state in linea con lo scorso anno, mentre sul fronte interno le cifre si sono dimostrate in calo, “I dati registrati ci dicono di una minore affluenza dei compratori italiani ampiamente prevista – dichiara in una nota Agostino Poletto, direttore generale – nell’ordine del 5-6%, più che accettabile alla luce della situazione economica interna e della trasformazione del settore distributivo, e ci dicono di una sostanziale e significativa tenuta dei dati esteri, con una leggera e fisiologica flessione di un paio di punti percentuali“.
La nota sottolinea l’aumento di mercati come Regno Unito, Stati Uniti e Francia, dai quali sono arrivati importanti top buyer provenienti da department store del calibro di Barneys Ny, Galeries Lafayette e Bergdorf & Goodman. Presenti anche i compratori dei grandi mall di Kuwait e Qatar. Hanno registrato performance positive anche i numeri di mercati come Turchia, Corea del Sud e Ucraina Di contro, la Germania rallenta e la Russia non riesce a dare stabilità al suo recupero di capacità di acquisto.
“La prima cosa che ha colpito tutti entrando nei padiglioni di Pitti Bimbo – dichiara Raffaello Napoleone, AD di Pitti Immagine – è stata la quantità e la qualità dei progetti specialia sostegno delle collezioni messi in campo dagli espositori, di qualsiasi taglia e provenienza: un calendario così vario non lo avevamo mai avuto, segno dell’impegno e della creatività di un settore che, a dispetto di una fase congiunturale certo poco dinamica, soprattutto in termini di consumi e di interscambio commerciale, investe sui potenziali del brand, lavorando in termini di innovazione stilistica e di materiali. Il salone ha confermato poi una vocazione sperimentale, che si è espressa stavolta nella dolce rivoluzione del Piano Attico del Padiglione Centrale all’insegna della moda di ricerca, e una forte dimensione internazionale, su entrambi i lati del mercato (e della stampa), da cui deriva grande parte della sua indiscussa posizione di leadership”.



