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Moda Uk ‘insostenibile’. Dura bocciatura in Parlamento

Di Giulia Sciola
31 Gen 2019

Un'immagine di Londra

L’industria inglese della moda è “sfruttatrice” e “non sostenibile” e i brand più importanti devono darsi da fare per tutelare i lavoratori e limitare gli sprechi. È questo, in sintesi, il monito del Parlamento inglese al settore moda, messo alle strette, negli scorsi mesi, da un sondaggio pronto a fare luce sulla prassi di retailer e produttori di abbigliamento.

L’inchiesta ha raggiunto le 16 realtà più importanti della moda inglese, settore che, secondo Reuters, oggi vale 32 miliardi di sterline (36,5 miliardi di euro). Nel mirino problematiche legate agli sprechi, all’inquinamento e all’impatto ambientale, a eventuali livelli di retribuzione troppo bassi, all’induzione a un consumo eccessivo da parte dei clienti.

La Gran Bretagna, che compra più vestiti per persona rispetto a qualsiasi altro paese in Europa, ha visto un boom della “fast fashion” – abbigliamento economico prodotto rapidamente in risposta alle tendenze. “Solo un terzo dei retailer scrutinati – si legge su Reuters – risulta conforme alle iniziative internazionali che garantiscono un salario di sussistenza ai lavoratori del settore”.

Tra le aziende “meno impegnate” in termini di sostenibilità ci sarebbero JD Sports, Sports Direct, TK Maxx, Amazon UK e gli e-tailer Boohoo e Missguided. Il brand di lusso Kurt Geiger, riferisce sempre l’agenzia di stampa, non avrebbe riposto al sondaggio. All’opposto, tra i brand protagonisti dei maggiori sforzi in positivo figurano Asos, Marks & Spencer, Tesco, Primark e Burberry. Lo scorso anno la fashion house guidata da Marco Gobbetti era finita sotto tiro per l’eliminazione delle giacenze di magazzino. La risposta del manager italiano si è tradotta nell’impegno pubblico, da parte di Burberry, a non distruggere più i prodotti invenduti. A rassicurare il mercato è arrivata anche la risposta di John Peace, presidente uscente della griffe di Londra, che ha dichiarato come le pratiche di smaltimento non siano mai state “affrontate alla leggera” e che la pelle Burberry, dal 2017, viene donata a Elvis & Kresse, una società che ricicla i cast-off in nuovi prodotti.

In tema di rispetto dell’ambiente, l’Environmental Audit Committee del Parlamento inglese ha inoltre interrogato i rivenditori sull’uso di cotone organico o sostenibile, sulla limitazione degli scarichi di sostanze chimiche pericolose e il riutilizzo degli scarti di produzione.

I parlamentari formuleranno ora delle proposte, affinchè il Governo inglese risolva i problemi a breve.

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