Il ritorno alla sensualità di American Apparel imbocca la strada dell’inclusività. La campagna della collezione P/E 2019 della linea Intimates & Lounge punta, infatti, anche su modelle e modelli plus size. A completare l’offerta underwear del brand in chiave diversity è anche la linea Nudes, che è studiata in nuance e sfumature che si adattano ai diversi colori della pelle ed che è prodotta in tutte le taglie.
Dopo il rilancio (solo online) del brand, rilevato in asta nel 2017 dalla canandese Gildan Activewear, il management di American Apparel sembra determinato a non ripetere gli errori del fondatore dell’azienda, Dov Charney, allontanato con accuse di molestie e cattiva condotta.
Negli anni della ‘gestione Charney’, le campagne pubblicitarie hanno causato diversi problemi ad American Apparel. Nel 2013, ad esempio, la blogger svedese Emelie Eriksson ha accusato il brand di sessismo e di diffusione di un’immagine degradante della donna. Il suo post, ripreso dal sito americano Buzzfeed, ha fatto il giro del mondo. Nel 2015 American Apparel è stata, insieme ad Abercrombie & Fitch, una delle aziende USA che hanno annunciato il cambiamento delle proprie campagne pubblicitarie, scegliendo di valorizzare i prodotti in contesti poco provocatori.
Ora l’account instagram del brand sembra confermare un ritorno ai classici visual sexy, senza però fare della sensualità una questione di taglia.
Nel 2016, American Apparel ha presentato la richiesta di Chapter 11 al tribunale del Delaware, la seconda dopo quella dell’ottobre 2015. Un anno dopo Gildan Activewear Inc si è aggiudicato l’asta fallimentare per il brand per 88 milioni di dollari (circa 77 milioni di euro). Il produttore canadese di abbigliamento non ha acquisito nessuno dei 110 store dell’azienda californiana, prendendo solo il controllo del brand e di parte delle attività produttive.



