Anche Ermenegildo Zegna mette a segno una vittoria importante in Cina sul tema delle alterazioni dei brand . “La Suprema Corte del Popolo della Cina, la più alta autorità della giustizia cinese, per la prima volta si è pronunciata contro la violazione del diritto di proprietà intellettuale a favore di una società non cinese”, si legge in un comunicato diffuso dalla società.
Con due sentenze, ha messo fine alla contesa giuridica che, da cinque anni, vedeva contrapposti Ermenegildo Zegna e un operatore locale che vendeva capi di abbigliamento e accessori con il marchio “Yves Zegnoa”.
Il verdetto, passato definitivamente in giudicato, ha riconosciuto come l’imitazione del logo del brand italiano, presente in Cina da circa 30 anni, rappresenti una violazione del diritto di proprietà intellettuale (IP). “L’Alta Corte cinese ha punito la malafede dell’operatore locale, entrando nel merito degli strumenti di comunicazione utilizzati che, ad esempio, enfatizzavano graficamente solo la parte finale del logo, ovvero Zegnoa, determinando un sounding molto simile all’originale”, spiega sempre la nota.
La decisione a favore di Ermenegildo Zegna ha così ribaltato le opposte sentenze dei gradi inferiori di giudizio che avevano ritenuto che i due marchi non presentassero significative similitudini.
Nei giorni scorsi, il marchio di lusso britannico Alfred Dunhill, specializzato in abbigliamento maschile, pelletteria e accessori, ha comunicato di aver vinto la causa per violazione del marchio commerciale contro il brand cinese Danhuoli.



