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Boggi Milano cavalca l’onda del premium: primi sei mesi a +8%

Di Milena Bello
23 Lug 2026
Boggi Milano cavalca l’onda del premium: primi sei mesi a +8%

Orietta Guidi, AD Italia di Boggi Milano

In un contesto come quello attuale, dove anche il menswear, come del resto gli altri settori, sta – spesso a fatica – cercando di recuperare i segni negativi e, in alcuni casi, riagganciare le crescite a doppia cifra, il dato di bilancio del brand di abbigliamento maschile Boggi Milano rappresenta uno degli esempi di chi è riuscito a intercettare la parabola ascendente del premium. Il gruppo ha chiuso il 2025 con un fatturato di 364 milioni di euro, segnando un progresso del 10% e mantenendo buoni livelli anche di redditività, con un ebitda pari al 17 per cento. A spiegare i risultati positivi a Pambianconews è Orietta Guidi, AD Italia del marchio che fa capo alla famiglia Zaccardi. “Penso che abbiamo intercettato anche una parte di quella clientela che negli ultimi tempi si è allontanata dal lusso”, spiega la manager.

Il trend non è temporaneo, perché anche i primi sei mesi di quest’anno mantengono una traiettoria positiva. “Il 2026 – spiega l’AD – sta seguendo le aspettative, dopo un inizio d’anno improntato alla prudenza. Nei primi sei mesi abbiamo registrato una crescita di circa l’8% a livello worldwide consolidato, con l’e-commerce in aumento di circa un punto percentuale. Stiamo puntando molto sull’espansione nei mercati internazionali. L’Italia continua a consolidare, con un +3% rispetto allo scorso anno, mantenendo anche l’ebitda in linea con il budget”.

La capsule di Boggi Milano per Fifa (Courtesy of Boggi Milano)

L’incognita Medio Oriente – che ha pesato un po’ dovunque nel lusso – si è fatta sentire anche per Boggi. “Abbiamo risentito delle difficoltà del mercato mediorientale – ammette –, tuttavia, la nostra crescita è più legata a una strategia di prodotto premium, con un ottimo rapporto qualità-prezzo, distribuita a livello internazionale: ci stiamo espandendo in Europa, oltre che in Italia, con nuove aperture, e vediamo ancora molto spazio nei mercati americano e asiatico”. Un punto importante sul quale la manager si sofferma è quello legato al servizio, un elemento che accomuna il premium al lusso: “facciamo sessioni di formazione periodiche, perché il servizio è fondamentale per il cliente. La sensazione è che oggi il cliente voglia tornare in negozio e ritrovare lo storytelling del brand: è un servizio che non deve mai mancare”.

Tra le strategie adottate da Boggi per aumentare la rilevanza internazionale in un momento chiave come quello attuale in cui il gruppo è impegnato in un potenziamento della distribuzione internazionale, con gli Stati Uniti in prima fila, c’è la creazione, tra il 2023 e il 2024, di una business unit dedicata ai progetti speciali e alle partnership. “Abbiamo deciso di strutturare questa attività perché la riteniamo un ottimo strumento per lo sviluppo del brand”, spiega Guidi. “Il nostro obiettivo è individuare realtà di eccellenza che condividano i nostri stessi valori, l’eccellenza del design italiano, la cura dei dettagli, l’innovazione di prodotto, con cui costruire collaborazioni di lungo periodo, trovando per ogni partner una soluzione su misura”.

Sono due le tipologie di partnership che il gruppo sta sviluppando: quelle legate al reddito generato dalle vendite pure B2B (automotive, yachting, retail) e i deal che creano visibilità e aggiungono valore al brand che decide di intraprendere un’attività congiunta con Boggi Milano. “È un segmento che abbiamo intrapreso con ottimi risultati e che ci sta dando molte soddisfazioni. Siamo però molto selettivi, perché ci teniamo a comprendere bene il partner e a capire come possa aiutarci a posizionare il brand”, precisa.

La capsule per Fifa di Boggi Milano (Courtesy of Boggi Milano)

Tra queste ultime c’è quella con la Fifa per i mondiali appena conclusi. “È stato un progetto di grande complessità organizzativa oltre che di enorme visibilità internazionale. Vestire circa 2.600 persone tra staff e ufficiali significa coordinare progettazione, produzione, logistica e assistenza con standard molto elevati. È stata la dimostrazione della capacità organizzativa di Boggi Milano, oltre che della qualità del prodotto. Lo stesso vale per le collaborazioni nel mondo del golf, che rappresenta un ambiente perfettamente coerente con il nostro target. La nostra strategia non è legarci semplicemente allo sport, ma a contesti che condividano i valori di eleganza, performance, internazionalità e innovazione”. Un’operazione che ha consentito al gruppo di ottenere un’expertise che potrebbe essere convogliata anche in altre operazioni del genere. “Se si presentasse un’opportunità, la considereremmo con attenzione, così come è stato importantissimo il percorso con la Fifa, che ci sta dando una visibilità enorme e sta contribuendo a rendere il brand sempre più conosciuto”.

Capsule Boggi Milano per Azimut Yacht (Courtesy of Boggi Milano)

Nonostante per Boggi Milano questo ambito sia strategico, il core business resta il retail, l’e-commerce e il franchising. “Ci aspettiamo una crescita progressiva di questo business, ma non è nostra intenzione farne un’attività di volume. Preferiamo sviluppare poche partnership, altamente qualificate, che creino valore per entrambe le parti e contribuiscano a consolidare la reputazione internazionale di Boggi Milano. Vogliamo mantenere una crescita sana del gruppo”.

Una crescita sana, quindi, quella rivendicata da Guidi per il gruppo, che si accompagna a un’attenzione dichiarata anche sulla componente femminile all’interno dell’azienda, a partire dal vertice del mercato domestico, guidato dalla stessa manager dopo trent’anni di percorso interno. “Il mio percorso è stato lungo: sono entrata in azienda trent’anni fa e ho avuto l’opportunità di crescere insieme a Boggi, assumendo responsabilità sempre maggiori fino ai ruoli di CFO del gruppo e, dal 2025, di CEO del mercato domestico. Questo percorso mi ha dato la possibilità di conoscere l’azienda a 360 gradi, in tutte le sue aree e sfaccettature”, racconta Guidi, che rivendica un approccio pragmatico anche sul tema, ancora aperto nella moda italiana, della leadership femminile. “Personalmente ho sempre cercato di farmi riconoscere attraverso i risultati, la preparazione e la credibilità professionale più che attraverso il genere. È vero che le donne ai vertici sono ancora poche, ma credo che il tema principale sia ampliare il numero di donne che hanno la possibilità di sviluppare un percorso manageriale fino ai livelli più alti”. La responsabilità, per la manager, è soprattutto delle aziende: “hanno il compito di creare contesti in cui il talento possa emergere indipendentemente dal genere. Quando questo accade, la diversità diventa un fattore di qualità delle decisioni e di crescita dell’organizzazione”.

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