Swatch Group ha chiuso il primo semestre 2026 con un fatturato pari a 3,121 miliardi di franchi svizzeri (circa 3,38 miliardi di euro), in crescita del +2% a tassi di cambio correnti (+8,5% a cambi costanti). Un progresso che il gruppo orologiero svizzero attribuisce a una dinamica solida in tutti i segmenti di prezzo e tutte le suddivisioni geografiche, nonostante un effetto cambi negativo stimato in circa 200 milioni di franchi e le difficoltà geopolitiche in Medio Oriente, dove il colosso elvetico conta oltre 200 punti vendita colpiti dall’instabilità cronica della regione.
Nello specifico, il risultato positivo del semestre è stato sostenuto da una accelerazione nel secondo trimestre, quando le vendite sono salite del 9,4% a tassi di cambio costanti. Il dato ha sorpreso positivamente il mercato: secondo Barclays, il fatturato dei sei mesi ha battuto sia il consensus, fermo al +5% a cambi costanti, sia le stime della banca stessa, pari al +6%, con un valore assoluto che si confronta con una stima di 3,052 miliardi (+2,3% a cambi correnti) e un consensus di 3,048 miliardi (+2,4 per cento). Diverso il discorso sulla redditività: l’utile operativo si è fermato a 52 milioni, con un margine dell’1,7% (contro il 2,2% dello stesso periodo del 2025), penalizzato dagli effetti negativi dei cambi e dai risultati del segmento ‘Produzione’. L’utile operativo di gruppo passa quindi da 68 milioni di franchi nel primo semestre 2025 a 52 milioni nel primo semestre 2026, con un calo di 16 milioni, pari a -23,5% anno su anno. Si tratta di una marcata delusione rispetto alle attese: Barclays sottolinea come l’ebit di gruppo sia rimasto ben al di sotto sia del consensus, pari a 151 milioni con un margine del 4,7%, sia della propria stima, fissata a 84 milioni con un margine del 2,8 per cento.
Sul fronte dei conti, l’utile netto si è fermato a 16 milioni di franchi, sostanzialmente stabile rispetto ai 17 milioni dello stesso periodo del 2025, con un margine dello 0,5% (0,6% un anno prima) e un utile per azione di 0,04 franchi. A brillare è invece la generazione di cassa: il cash flow operativo è salito a 304 milioni di franchi, in crescita del 68,9% rispetto ai 180 milioni dello stesso periodo del 2025, grazie a una gestione più efficiente del capitale circolante. Ne beneficia anche la solidità finanziaria del gruppo: la liquidità netta si attesta a 1,125 miliardi di franchi, mentre il patrimonio netto consolidato sale a 11,5 miliardi, con il capitale proprio che copre l’85,3% del totale attivo, pari a 13,48 miliardi. Un quadro che la Borsa ha premiato: la capitalizzazione di mercato al 30 giugno ha raggiunto 10,307 miliardi di franchi, ben oltre i 6,855 miliardi di un anno prima.
Sul piano dei segmenti, la divisione ‘Orologi & Gioielli’ ha corso più del previsto: le vendite sono salite del 9,5% a cambi costanti – pari a 2,95 miliardi di franchi – e la redditività si è mantenuta solida, con un margine operativo del 9%, sceso rispetto al 10,1% dello scorso anno nella lettura di Barclays ma capace di risalire fino al 15% nel solo bimestre maggio-giugno, segno di una seconda parte del semestre decisamente più brillante della prima. In termini assoluti, la divisione ha generato un utile operativo di 120 milioni di franchi con un margine del 4,1%, un po’ sotto sia il consensus (5,4%) sia le attese di della banca (4,9%), e in calo rispetto al 4,4% dello stesso periodo dell’anno scorso.
Guardando alla geografia, la crescita a cambi costanti ha toccato praticamente ogni angolo del mondo. Gli Stati Uniti hanno corso più di tutti, con un +27%, mentre in Europa spiccano la Spagna (+28%) e l’Italia (+12 per cento). Bene anche l’Asia-Pacifico, con Giappone (+20%), Corea del Sud (+12%) e Australia (+5%), e ancora meglio alcuni mercati emergenti ad alto potenziale come India (+38%), Messico (+26%) e Arabia Saudita (+41 per cento). La Cina, inclusa l’area di Hong Kong e Macao, ha tenuto bene nella rete diretta del gruppo, con una crescita del 9% a parità di punti vendita, anche se gli ordini dei rivenditori terzi restano su livelli modesti. Il vero fronte critico è il Medio Oriente, dove l’instabilità geopolitica ha pesato per oltre 200 punti base sulla crescita complessiva del gruppo, colpendo direttamente gli oltre 200 negozi che Swatch possiede nella regione.
Anche i canali di vendita raccontano una crescita ben distribuita: le boutique dirette hanno guadagnato in produttività, con vendite in aumento del 18% a cambi costanti pur mantenendo la rete invariata, arrivando a pesare per quasi metà del fatturato della divisione ‘Orologi & Gioielli’, mentre l’online ha corso ancora più veloce, segnando un +30 per cento.
Tra i marchi, il gruppo cita in particolare Breguet, che ha cavalcato l’onda lunga delle novità presentate per il 250 esimo anniversario; Harry Winston, protagonista di vendite eccellenti ovunque nel mondo, Cina in testa con un +20%; e Omega, cresciuta del 20% nel canale retail — che ormai vale il 42% del suo fatturato — anche grazie agli investimenti legati al ruolo di cronometrista ufficiale delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Bene anche Longines, Tissot e Hamilton, tutti in doppia cifra, a conferma che i marchi d’accesso e di fascia media stanno guadagnando terreno importante sul mercato. Il vero fenomeno del semestre resta però la collaborazione tra Swatch e Audemars Piguet: la collezione ‘Royal Pop’, lanciata il 16 maggio scorso, ha scatenato una domanda molto superiore all’offerta fin dal primo giorno e ha totalizzato oltre 25 miliardi di visualizzazioni sui social, trascinando con sé anche ‘MoonSwatch’ e ‘Scuba Fifty Fathoms’ (le collaborazioni di Swatch con Omega e Blancpain) e portando all’orologeria meccanica svizzera un pubblico nuovo, spesso molto giovane.
Infine, guardando avanti, il gruppo si dice fiducioso: l’accelerazione delle vendite registrata a maggio e giugno — quando il fatturato è cresciuto del 13,1% a cambi costanti con un margine operativo netto dell’8,6% — si è confermata anche nelle prime settimane di luglio, un segnale che alimenta le attese di una crescita sostenuta e di una redditività in netto miglioramento nella seconda parte dell’anno. Gli analisti restano tuttavia cauti: Barclays conferma il giudizio “underweight” sul titolo, con un target price di 130 franchi a fronte di una chiusura di 203 franchi il 20 luglio, il che implica un potenziale ribasso del 36 per cento.



