Nuovo giro di vite sulla filiera del lusso. Gli inquirenti della Procura di Milano, coordinati dal pm Paolo Storari, hanno acceso un faro sulle modalità di realizzazione di alcuni accessori – sacchetti, copriabiti, shopper e pochette – nell’ambito di quella filiera già finita in più casi sotto amministrazione giudiziaria per sospetto caporalato e sfruttamento del lavoro.
Un ordine di esibizione, eseguito dai Carabinieri del nucleo tutela del lavoro, ha coinvolto nove case di moda – Chanel, Brunello Cucinelli, Bulgari, Etro, Moncler, Jacob Cohen Company, Goyard Italie, Stefano Ricci e Owenscorp Italia (che produce il marchio Rick Owens) — insieme a due fornitori, F.VL. e Brandart. Nessuna delle società risulta per il momento indagata.
Il provvedimento punta a verificare la catena di produzione degli accessori attraverso gli audit condotti negli ultimi due anni su fornitori e subfornitori, oltre ai modelli organizzativi adottati dai marchi ai sensi del decreto legislativo 231/2001, che disciplina la responsabilità delle società e le misure di prevenzione dei reati. Le aziende coinvolte sono risultate collegate, tramite società terze, a Moda Fashion Style e Isacco, due opifici già finiti nel mirino degli inquirenti.
L’indagine trae origine dai controlli effettuati lo scorso 14 maggio dai Carabinieri in un capannone di Moda Fashion Style a Pero, nell’hinterland milanese, dove sarebbero stati trovati lavoratori di nazionalità cinese impiegati in nero, in alcuni casi privi di permesso di soggiorno, retribuiti a cottimo e impiegati anche durante le festività. Una dinamica ricostruita, tra l’altro, attraverso l’andamento dei consumi elettrici dello stabilimento. Dagli accertamenti sulla filiera degli appalti è poi emerso il coinvolgimento di F.VL. e Brandart come fornitori dei marchi di lusso, da cui la richiesta di documentazione estesa alle case madri.
L’inchiesta si inserisce nel filone che negli ultimi mesi aveva portato all’amministrazione giudiziaria (poi revocata) di Giorgio Armani Operations, Valentino Bags, Loro Piana, Manufactures Dior e Alviero Martini, oltre al caso più recente di Tod’s, per il quale il Tribunale di Milano ha invece respinto la richiesta della Procura, aprendo un confronto giudiziario tuttora centrale nella definizione del livello di controllo esigibile dai marchi sui prodotti non destinati alla vendita diretta al pubblico.
Al momento l’unica realtà tra quelle coinvolte ad aver commentato è Brunello Cucinelli, che si è detta “sorpresa e profondamente rattristata dal fatto che una parte dei materiali destinati al proprio packaging sia stata rinvenuta presso un luogo di lavoro non idoneo, nonostante i controlli effettuati sui fornitori e la politica di prezzi equi”, assicurando piena collaborazione con le autorità.



