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Espr e recupero dell’invenduto: Snatt apre un reparto che ripara i capi resi

La parola alle aziende

Di Redazione
14 Lug 2026
Espr e recupero dell’invenduto: Snatt apre un reparto che ripara i capi resi

Lo stabilimento a Castelnuovo

Dal 19 luglio 2026 distruggere l’invenduto è vietato. Lo stabilisce il Regolamento UE 2024/1781, l’Espr, per le grandi imprese del tessile: capi, accessori e calzature. Il problema non è marginale: secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), in Europa il 4-9% dei prodotti tessili immessi sul mercato viene distrutto prima dell’uso, con emissioni fino a 5,6 milioni di tonnellate di CO2 equivalente l’anno. La distruzione scende all’ultimo posto, ammessa solo dopo aver verificato che un capo non possa tornare a vendere, essere donato o riciclato, e soltanto se motivata e documentata. Arrivano la tracciabilità degli invenduti e il passaporto digitale di prodotto. Per le medie imprese il conto slitta al 2030. I grandi marchi devono attrezzarsi adesso.

Snatt Logistica, operatore 3PL del fashion & lifestyle dal 1984, oggi 200 milioni di euro di fatturato, 2.000 addetti e sedi operative su tre continenti, ha risposto aprendo un reparto. La logica è chiara: assorbire dentro la logistica un’attività che i brand affidano di solito a terzisti verticali, il controllo qualità e la sartoria di recupero, un progetto possible per un operatore logistico verticale sul fashion & lifestyle.

A Campegine e Castelnovo Sotto, nel Reggiano, due aree dedicate sono state attrezzate per il controllo e il recupero dei capi. C’è molta luce naturale, ed è una scelta precisa: solo così un occhio esperto coglie una micro-alterazione del colore, una cucitura che cede, un graffio sulla pelle. Si controlla la merce in ingresso, i resi e-commerce e retail, il pre-spedizione, a campione o al cento per cento. Il perimetro va oltre l’abbigliamento e arriva a pelletteria, accessori, oggettistica e home, con double check per il luxury e guanti bianchi sui capi più delicati.

Il recupero, poi, è mestiere artigiano. Rammendo a mano e a macchina, smacchiatura professionale, stiro, ripristino di un accessorio mancante. Ma con l’Espr il punto è un altro: ogni capo viene fotografato e cartellinato, e lo storico degli interventi resta in Logistica.Net, il WMS che Snatt sviluppa internamente da oltre trent’anni, certificato SOC1 Type II e integrabile coi sistemi del brand. Così il centro non si limita a mettere in regola: produce la prova documentale che la norma pretende in caso di controllo. Il servizio è già operativo con un grande cliente internazionale: i resi vengono valutati e sistemati direttamente in hub, senza la trafila verso un laboratorio esterno. È il primo tassello di un percorso di sviluppo già tracciato: spazi, processi e competenze sono progettati per estendere il modello a nuovi clienti e nuove categorie merceologiche.

Quando un capo è davvero irrecuperabile la distruzione resta possibile, ma documentata e motivata, l’unico modo in cui la legge la ammette. Per chi gestisce un marchio il calcolo è semplice. Conformità all’Espr senza montare un laboratorio in casa, e un reso che rientra come valore invece di uscire come costo. A quel tavolo Snatt porta il Premio Impresa Sostenibile 2025 della giuria de Il Sole 24 Ore. Un capo recuperato vale più di un capo distrutto. Ora è anche scritto nella legge. Il centro è già operativo: snatt.eu

 

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