Con una nota ufficiale, il gruppo De Beers parla di “processo di razionalizzazione aziendale” per “garantire una base di costi efficiente che rafforzi la resilienza nel breve termine”. E nell’ottica di una revisione degli asset non strategici, ha comunicato la chiusura temporeanea (per due anni) della miniera di Venetia, “al fine di ridurre i costi e riprogrammare le spese in conto capitale per il suo progetto sotterraneo. Ciò comporterà investimenti infrastrutturali cruciali per migliorare la capacità e l’efficienza della miniera”. Come riporta il Financial Times, la miniera impiega circa 3.500 persone e rappresenta circa il 10% della produzione totale dell’azienda. Inoltre, rappresenta il 40% della produzione annuale di diamanti del Sudafrica. La decisione non avrà ripercussioni sugli obiettivi di produzione, poiché consentirà di concentrare la produzione in altre aree. Questa proposta di intervento presso la miniera di Venetia fa seguito alla decisione, presa all’inizio di quest’anno, di sospendere il progetto di espansione Tuzo Fase 3 presso la miniera di Gahcho Kué in Canada.
La notizia arriva in un momento particolare per De Beers, dato che la proprietà Anglo American sta cercando di dismettere questo asset nell’ambito di un piano di rilancio del colosso minerario che la vedrà concentrarsi nuovamente sul rame, dato che questo metallo sta diventando strategico per il rapido aumento del consumo di elettricità e per i data center che alimentano l’intelligenza artificiale a fronte, invece, di una ridefinizione del consumo dei diamanti.
Come segnala il gruppo, dal 2024, De Beers ha avviato un processo di razionalizzazione aziendale in linea con la strategia Origins, volto a ridurre i costi, cedere asset non strategici e dare priorità agli investimenti nelle attività che generano maggior valore. Il piano, spiega il gruppo, ha portato a una riduzione di oltre 100 milioni di dollari di costi generali annuali, la vendita o la chiusura di diversi asset non strategici e importanti riconfigurazioni di capitale e costi per i progetti di espansione degli asset.
La miniera di Venetia, spiega il quotidiano britannico, era fondamentale per le attività di De Beers, tanto che la società ha investito 2,2 miliardi di dollari lo scorso decennio per trasformare l’impianto da miniera a cielo aperto a sito sotterraneo, segnando il più grande investimento nel settore diamantifero sudafricano degli ultimi decenni. E proprio questa miniera, insieme a quella canadese di Gancho Kué, era stata citata come una dei principali motori della ripresa produttiva nel primo trimestre 2026 (+17% a 7,1 milioni di carati, trainati appunto dalla miniera canadese di Gahcho Kué e dal sito sudafricano di Venetia).
Tuttavia, come anticipato, De Beers è reduce da un periodo di difficoltà: tre svalutazioni consecutive (nel 2023, 2024 e inizio 2026) hanno ridotto di oltre 6 miliardi di dollari (circa 5,3 miliardi di euro) il valore contabile dell’azienda. Il un fatturato è sceso da quasi 6,6 miliardi nel 2022 a 3,5 miliardi nel 2025, una produzione quasi dimezzata (da 35 a 21,7 milioni di carati) e una perdita superiore ai 500 milioni di dollari nel solo 2025. Dietro alla crisi del gigante dei diamanti c’è un rallentamento congiunturlae di tutto il settore. La produzione mondiale di diamanti grezzi è scesa da 150 milioni di carati nel 2017 a poco più di 100 milioni nel 2025, e le stime interne di De Beers indicano un ulteriore calo fino a 96 milioni di carati entro il 2030, mentre sul fronte della domanda pesano il rallentamento dei consumi di lusso in Cina, i dazi statunitensi e, soprattutto, la crescita dei diamanti sintetici, i cui prezzi all’ingrosso sono crollati del 93% dal 2020, restando comunque sotto i 100 dollari al carato.



