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Il ‘perfect day’ di Balenciaga: Piccioli riporta l’eccellenza sartoriale nella couture

Di Marco Caruccio
09 Lug 2026
Il ‘perfect day’ di Balenciaga: Piccioli riporta l’eccellenza sartoriale nella couture

Balenciaga couture autunno/inverno 2026. Ph. Launchmetrics/Spotlight

“Una donna non ha bisogno di essere perfetta e nemmeno bella per indossare i miei abiti. Il vestito farà tutto questo per lei”. Questa massima di Cristóbal Balenciaga si applica perfettamente alla 55esima sfilata haute couture del marchio che lo stilista spagnolo fondò nel 1917, la prima firmata da Pierpaolo Piccioli, direttore creativo dallo scorso anno. Ieri, poco prima di mezzogiorno, il cortile della Cité Internationale Universitaire de Paris ha visto susseguirsi creazioni inconfondibilmente ideate dal designer romano.

I desideri delle sue clienti storiche, e non solo, sono stati pienamente soddisfatti. Sulle note di un’intensa ‘Perfect day’ cantata da Lou Reed, le modelle hanno colorato la passerella con abiti dai volumi avvolgenti e maestosi declinati in un caleidoscopio di tonalità luminose e materiali lussuosi. Le silhouette ammirate durante gli anni da Valentino sono immediatamente riconoscibili, così come la profusione di piume, petali, paillettes. È lampante il talento nell’accostare nuance a contrasto, linee armoniose e tagli netti, essenzialità e massimalismo. La collezione è una sorta di greatest hits di Piccioli ma, allo stesso tempo, un ritorno al dna di Balenciaga, inteso come Cristóbal, lontano dalle provocazioni formali di Demna. Anok Yai ha chiuso lo show indossando un abito bianco ispirato a un modello di Monsieur Cristóbal del 1967, l’anno in cui è nato Piccioli. Il primo post pubblicato su Instagram dal creativo nel maggio 2018 era dedicato proprio a quel vestito esposto al Met di New York. Alcune coincidenze non sono semplici coincidenze.

Se l’ariosità di alcuni look rispecchia l’heritage della maison, l’innovazione tessile riesce a dare vita a tessuti inediti. È il caso di AMSilk, un’avanzata alternativa alla seta bioingegnerizzata. Creata attraverso l’editing del dna e l’ingegneria proteica di laboratorio, AMSilk è priva di combustibili fossili e rinnovabile: le sue fibre ricordano la seta di ragno e vantano una resistenza alla trazione pari a 2,5 volte quella dell’acciaio. Il neo-gazar della maison – una reinterpretazione del materiale inventato da Cristóbal Balenciaga e reintrodotto da Piccioli – viene impiegato sia come tessuto esterno sia come struttura interna. “In alcuni casi, gli outfit vengono riproposti in una seconda versione, ridotti a pure espressioni della silhouette in nero, come ombre, per azzerare lo sguardo e porre l’accento sulla forma e sul volume”, spiega la casa di moda.

Il celebre cappellaio Philip Treacy torna a fare tandem con Piccioli realizzando forme scultoree in piume, “che mettono in discussione i confini tra l’arte della cappelleria e l’abbigliamento”, come testimonia il copricapo indossato da Gigi Hadid.

 

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1. Balenciaga couture autunno/inverno 2026. Ph.

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6. Balenciaga couture autunno/inverno 2026. Ph.

7. Balenciaga couture autunno/inverno 2026. Ph.

A proposito di social network, da alcuni giorni l’account Instagram del brand è stato azzerato per lasciare spazio ai 39 volti delle maestranze che compongono l’atelier di alta moda: Christine, Nathalie, Thommas, Lorena, Lucas, Marine… “La couture è fatta dalle persone. Dal loro tempo, dalla loro attenzione, dal loro spirito e, soprattutto, dal loro amore infinito”, commenta Piccioli insieme ai ritratti. Al termine del défilé in un breve messaggio ribadisce il messaggio: “Questa nota è un ringraziamento a ciascuno di loro per il tempo, l’amore e l’impegno che hanno dedicato. Questa è la nostra collezione, questo è il nostro lavoro, questa è Balenciaga Couture, oggi”.

Tra i (tanti) meriti di Piccioli c’è la scelta, una consuetudine durante gli anni da Valentino, di raccogliere gli applausi finali insieme alle maestranze, dalla parole ai fatti. In una fashion week ricca di meraviglie e storytelling, lo stilista è tra i pochi ad aver mantenuto le buone intenzioni – sempre meno di moda – in termini di inclusività. Nel cast abbondano modelle diverse per etnia, forme e generazione, come dimostra la presenza della top curvy Alva Claire.

“Questa collezione è il risultato di un sentimento. Abbiamo lavorato mentre imparavamo a conoscerci, a comprenderci. Abbiamo costruito un nostro linguaggio, fatto di parole nuove e di parole senza tempo”, spiega Piccioli, applaudito da Demi Moore, Isabelle Huppert, Teyana Taylor, Lily Collins, Hudson Williams e Cynthia Erivo. Ma, soprattutto, applaudito da chi, citando nuovamente Balenciaga, pensa che il couturier “deve essere pari a un architetto nel design”. Se finora il prêt-à-porter di Piccioli è stato in parte contaminato dai residui streetwear di Demna, la couture è la conferma che lo stilista raggiunge l’apice delle sue abilità quando può esprimersi liberamente. Just a perfect day, problems all left alone.

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