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Crespi (Eurojersey): “Non solo tessuti ma soluzioni”. Atteso un 2026 a 65 mln

Di Laura Bittau
08 Lug 2026
Crespi (Eurojersey): “Non solo tessuti ma soluzioni”. Atteso un 2026 a 65 mln

'Urban Plaid', Eurojersey Sensitive Fabrics

“Non si tratta più di avere un bel tessuto tra le mani e venderlo, ma di vendere e comunicare un’intera azienda e i suoi valori”: riassume così la sua idea di imprenditoria tessile Andrea Crespi, direttore generale di Eurojersey, azienda appartenente al Gruppo Carvico come di consueto tra gli espositori di Milano Unica, fiera di settore giunta alla sua edizione numero 43.

Con lucido realismo, Crespi parla di un “momento estremamente complesso per il mercato”, in un 2026 per il quale Eurojersey si aspetta di totalizzare circa 65 milioni di ricavi, in lieve decrescita rispetto ai 68 milioni generati nel 2025. “Il primo semestre è stato abbastanza fiacco, ma la raccolta ordini fa presagire una buona seconda parte dell’anno”. Aggiungendo che “noi siamo già proiettati al medio termine, e pensiamo agli anni a venire tra cambiamenti in atto e nuovi progetti”.

In mutamento, infatti, l’orizzonte nel quale Eurojersey vuole presentarsi al mercato, sintetizzato dalla nuova dicitura “Eurojersey Fabric Solutions dal 1959”, che esprime l’intento di trascendere il – seppur imprescindibile – prodotto, puntando su un posizionamento più di ampio respiro. “Se oggi vuoi sopravvivere nel nuovo ecosistema – spiega Crespi – devi dare al cliente dei motivi per comprare che vadano oltre il prodotto in sé: certo, deve essere top come qualità e servizio, ma servono anche soluzioni stilistiche, servizi, capacità di lavorare insieme al cliente per creare qualcosa di unico, e la capacità di fargli immaginare sbocchi e sviluppi del tessuto così com’è a monte”.

Una scelta dettata anche dal contesto competitivo: “Abbiamo una competizione a livello internazionale e non possiamo permetterci la guerra del prezzo, in un Paese in cui le dinamiche fiscali e i costi di energia e materie prime sono quelli che conosciamo”. Da qui la decisione di ripensare anche la messa in scena dello stand in fiera, orientandolo sempre più al prodotto finito: “Vogliamo rendere lo stand un ambiente iconico, che esprima Eurojersey, dando l’idea di cosa può diventare il tessuto. Il nostro prodotto ha una grandissima capacità di essere interpretato, ma dobbiamo anche stimolare i clienti, portando noi le soluzioni”.

E il prodotto, in effetti, incarna tutte le potenzialità del segmento dei tessuti tecnici: “Ci sentiamo fortunati ad avere un tessuto tecnico indemagliabile che è tra i migliori al mondo: se non lo fosse, oggi qui non ci sarebbe niente”. Accanto al mondo donna, che resta il cuore del business, l’azienda guarda con sempre maggiore attenzione al menswear, “che ha un potenziale di espansione incredibile”. Un percorso che si intreccia con i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori e con le nuove generazioni, sempre più orientate verso capi pratici e di facile manutenzione, e che porterà nel tempo a esplorare “usi ancora più specifici” del prodotto.

Come già anticipato, infatti, il corporate wear rappresenta il prossimo terreno in cui avventurarsi per Eurojersey, in un orizzonte da qui a tre anni. “È un lavoro ancora embrionale – conferma Crespi – che avrà una sua messa a terra concreta tra un qualche anno: quando impostiamo un articolo nuovo con un cliente, ci vogliono comunque tre anni prima che vada a regime”.

Intanto, guardando alle categorie merceologiche già in essere, le previsioni per il 2026 vedono l’abbigliamento pesare per il 40%, seguito da sport (25%), bagno (15%), intimo (10%) e segmenti altri (10 per cento). L’azienda poggia strategicamente sul mercato estero, che vale il 78% del fatturato – con l’Europa che ne rappresenta il 71%, il Nord America il 20% e l’area Asia-Oceania il 7% – mentre l’Italia nello specifico vale il 20 per cento. Tra i mercati di riferimento per l’espansione, Eurojersey guarda in particolare alla Cina per il segmento sport e all’Europa per sport e abbigliamento, con un focus specifico sull’activewear nei segmenti running e cycling.

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