Milano si prepara ad ospitare il 20 e 21 ottobre, al Superstudio 13 di via Forcella, quella che Stefano Galassi, co-founder di Ingenium e CEO di Limitless Innovation, ha definito ieri in conferenza stampa “la prima tappa” della piattaforma di open innovation dedicata al made in Italy. Nata nel giugno 2025 a Roma presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy che ne detiene il patrocinio, è promossa da Limitless Innovation – piattaforma di open innovation, per l’appunto, dedicata al sistema produttivo italiano. L’evento trasformerà gli spazi milanesi in un laboratorio di confronto tra industria della moda, del lusso e del lifestyle da un lato, e i principali driver della trasformazione digitale dall’altro, tra intelligenza artificiale, realtà aumentata e virtuale, smart data, blockchain e tecnologie Industry 4.0.
Il ragionamento alla base di Ingenium nasce da un’osservazione empirica maturata in anni di partecipazione alle principali fiere tecnologiche internazionali, da Viva Technology a Parigi al Web Summit, fino agli appuntamenti di settore ad Abu Dhabi e Las Vegas: mancava, in Italia, un luogo capace di mettere in connessione il driver tecnologico globale con la filiera della moda, senza replicare il modello parigino dominato dai grandi gruppi del lusso, ma valorizzando invece la specificità del sistema produttivo italiano, fatto in larga parte di piccole e medie imprese che, secondo Galassi, sono responsabili di circa il 43% dei beni premium indossati nel mondo, dalle calzature al tessile, dal beauty alla pelletteria.
Su questa considerazione si fonda la scelta del termine “piattaforma”, che per Galassi e Gionata Tedeschi, presidente di Ingenium intervenuto anche lui durante la conferenza stampa di ieri, implica un impegno di lungo periodo su quattro forme di capitale da mettere in circolo tra gli attori dell’ecosistema: quello tecnologico, quello finanziario, quello umano e, non ultimo, quello relazionale, inteso come capacità di costruire comunità e intercettare opportunità non previste. Il progetto poggia su cinque pilastri strategici – crescita, competitività, formazione, sistema e trasformazione – pensati per generare occupazione qualificata, rafforzare la reputazione internazionale del sistema Italia, sviluppare competenze attraverso percorsi di reskilling e upskilling, favorire economie di scala e di velocità nella collaborazione di filiera, e accompagnare le imprese, comprese quelle di dimensioni più piccole e territoriali, nell’adozione di tecnologie emergenti e modelli di business più sostenibili.
La due giorni di ottobre sarà articolata attorno a quattro elementi cardine del format, pensato come ecosistema aperto e non come evento occasionale: il symposium della mattinata, con oltre 30 relatori italiani e internazionali chiamati a offrire contenuti operativi e non celebrativi; l’expo pomeridiana con la partecipazione di circa 50 tech exhibitor selezionati a livello globale, dalla Silicon Valley alla Cina, Parigi e Dubai, per la presentazione di soluzioni pronte all’adozione industriale attraverso dimostrazioni live; il portale digitale, descritto come punto di accesso continuativo a conoscenza, progetti e opportunità di matchmaking tra i membri dell’ecosistema; e infine un’Accademia dedicata alla formazione in azienda, con l’obiettivo dichiarato non di ridurre l’organico ma di accompagnare le persone nella transizione tecnologica.
Alla platea, che conterà circa 400 ospiti c-level provenienti dai settori tecnologico, lifestyle e manifatturiero, si affiancherà una cena di gala istituzionale nella serata del 20 ottobre. Il percorso di internazionalizzazione della piattaforma, che secondo quanto riferito ha già toccato tappe come il Web Summit di Lisbona, Javits a New York e Gitex a Dubai, culminerà con il lancio della piattaforma digitale vera e propria nel 2027, quando Ingenium punta a essere misurata non più soltanto in termini di partecipazione agli eventi ma di impatto reale generato sulla filiera, in termini di progetti attivati e risorse mobilitate.
Interpellato da Pambianconews a margine dell’incontro sul ruolo delle nuove generazioni all’interno del progetto, Galassi ha spiegato che la scommessa di Ingenium punta in larga parte proprio sui giovani, perché unire il mondo della moda a quello della tecnologia resta oggi un ambito di nicchia, popolato da pochissimi professionisti nonostante rappresenti “un’opportunità enorme anche lavorativa”. Secondo il co-founder, un’adozione su larga scala di nuove competenze – a partire dalla capacità di utilizzare l’intelligenza artificiale applicata alla moda, oggi patrimonio di pochissime realtà aziendali – passa necessariamente attraverso la formazione dei partner accademici su professionalità iper verticali e iper specializzate, in un processo che Galassi definisce come combinazione “tra intelligenza artificiale e artigianale”, ribadendo che “entrambe le intelligenze devono essere dominate e combinate” e che i giovani, nel progetto, “hanno un ruolo principale”, anche rispetto alla nascita di mestieri del tutto nuovi.
Sul posizionamento internazionale della piattaforma e sul peso specifico dell’Italia al suo interno, il manager ha chiarito che il principio fondativo nasce proprio da lì: Limitless Innovation è un’azienda che opera a livello globale, con presenza da Dubai a Parigi, da New York a Londra e Singapore, ma di origine italiana, e la mancanza nel Paese di una piattaforma di respiro internazionale era percepita come una lacuna da colmare, tanto che il sostegno e il patrocinio ricevuti dal Mimit per l’iniziativa sono stati vissuti come un passaggio determinante. Il ruolo dell’Italia nel progetto resta dunque, nelle sue parole, “primario”: se la componente internazionale è ritenuta fondamentale, è la componente italiana della filiera e del saper industriale a restare centrale nell’impianto di Ingenium.
Interrogato infine sulla scalabilità del format e sul rischio che questa possa diluire l’impronta italiana dell’iniziativa, Galassi ha precisato che la crescita riguarderà il numero di utenti raggiunti – studenti, professionisti, aziende, aziende tecnologiche, soggetti finanziatori – attraverso la piattaforma digitale, con l’obiettivo dichiarato di superare la logica di un settore dominato in maniera quasi privatistica da una singola grande società di consulenza, per costruire invece un modello di innovazione aperta e multilaterale che consenta a tutti gli attori della filiera di collaborare, aumentando l’efficienza e la capacità di innovazione dell’intero comparto industriale, in quello che lo stesso dirigente ha definito, non senza una punta di ironia, un tentativo di diventare “il nostro futuro disruptor” del settore.



