Il fisco bussa ancora alla porta del magnate del lusso. Il patron e principale azionista di Lvmh, Bernard Arnault, è stato sottoposto a un accertamento fiscale da quasi 22,5 milioni di euro sulla base di una decisione della Corte amministrativa d’appello di Parigi consultata dall’Afp.
Nel dettaglio, la Corte ha rimesso a carico di Arnault e della moglie Hélène Mercier-Arnault 12,96 milioni di euro tra imposte sul reddito e contributi sociali riferiti al 2010, a cui si aggiungono 9,5 milioni di euro relativi all’imposta di solidarietà sulla fortuna per il periodo 2012-2015.
Al centro della vicenda vi sarebbe, come riportato dal sito d’informazione L’Informé, il complesso azionariato attraverso cui la famiglia Arnault controlla il gruppo del lusso: non una partecipazione diretta, ma una “cascata di holding”. Secondo la ricostruzione, al vertice della struttura si troverebbe una società belga, Pilinvest, secondo cui la disputa riguarderebbe proprio alcuni pagamenti legati a questo veicolo, che consente agli Arnault di ridurre la propria dichiarazione fiscale.
La sentenza ribalta le pronunce precedenti, favorevoli alla famiglia del magnate. I legali del patron di Lvmh hanno già annunciato ricorso al Consiglio di Stato francese, ultimo grado della giustizia amministrativa transalpina. “Questa decisione, che ribalta quella presa in primo grado e persino quella già emessa da questa stessa Corte, sarà oggetto di ricorso dinanzi al Consiglio di Stato”, ha sottolineato un portavoce di Arnault all’Afp, come si legge su Il Sole 24 Ore.
La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito francese sulla tassazione dei grandi patrimoni, noto nel Paese come la “tassa Zucman”, tema su cui Arnault si è più volte espresso criticamente. La proposta dell’economista Gabriel Zucman prevede un’imposta patrimoniale minima del 2%, applicata solo ai patrimoni superiori ai 100 milioni di euro. Una misura che Arnault, tra gli uomini più ricchi al mondo con un patrimonio stimato in 165 miliardi di dollari, aveva definito al Sunday Times “mortale per l’economia francese”.



