La Grande Mela torna ad essere ‘gustosa’. Il Council of Fashion Designers of America (Cfda) ha appena diffuso il calendario provvisorio della New York fashion week (10-15 settembre) dedicata alle collezioni femminili primavera/estate 2027. Dopo anni di assenze e defezioni, questa stagione sembra finalmente meno appannata di altre, grazie al ritorno di nomi storici d’Oltreoceano.
A dare inizio alla manifestazione penserà Ralph Lauren che, in realtà, presenterà la sua collezione già il 9 settembre, la sera prima dell’apertura ufficiale. Ala vigilia sfileranno anche Coach, Libertine, Cult Gaia e Rachel Comey, che celebra il suo 25° anniversario.
Il calendario ufficiale prevede 70 appuntamenti tra sfilate e presentazioni, con ulteriori collezioni presentate su appuntamento e in formato digitale. Il 10 settembre, alle 9:30, Diane von Furstenberg aprirà ufficialmente la fashion week segnando anche il debutto del nuovo direttore creativo Henry Zankov. A chiudere la kermesse penserà Thom Browne il 15 settembre alle 17.
Nel mezzo gli storici Calvin Klein Collection, Anna Sui, Carolina Herrera, Michael Kors Collection, Proenza Schouler, Tommy Hilfiger, nuovamente in calendario, e Tory Burch. Non mancano marchi sempre più identificativi della moda americana, tra cui Altuzarra, Area, Christian Siriano, Collina Strada, Diotima, Monse, Prabal Gurung, Todd Snyder. In calendario c’è anche Cos del Gruppo H&M.
“Questa stagione la New York fashion week torna con una forte energia creativa e con rinnovato slancio per le collezioni primavera/estate 2027 – ha dichiarato in una nota Joseph Maglieri, senior director fashion week initiatives del Cfda -. Mentre il nostro Paese celebra il suo 250° anniversario, questa stagione rappresenta ciò che rende speciale la Nyfw: il suo spirito di indipendenza. I nostri designer costruiscono la propria identità artistica, segnata da determinazione, individualità e capacità di adattamento. Tra designer emergenti e brand storici, l’attenzione sulla Nyfw e sulla moda americana si fonda sull’accettazione di ciò che siamo, senza cercare — o desiderare — di imitare un’altra città”.



