Oreficeria di Valenza e orificeria di Vicenza sono i tra 20 migliori distretti per performance di crescita, redditività e patrimonializzazione secondo l’ultimo rapporto annuale “Economia e finanza dei distretti industriali” di Intesa Sanpaolo. La diciottesima edizione del rapporto ha messo il luce la tenuta della competivitià dei distretti industriali, grazie alla tenuta dei commerci esteri.
Nel 2024 il fatturato delle imprese 22.557 imprese distrettuali che comprendono le principali categorie merceologiche si è attestato 343 miliardi, in lieve calo rispetto al 2021-2022 ma in crescita del 16,6% rispetto al 2019. La redditività in termini di ebitda è all’8% e le stime sul 2025 mostrano 2una sostanziale tenuta economico-reddituale”. È proseguito poi il rafforzamento patrimoniale, con l’incidenza del patrimonio netto sul passivo salita nel 2024 al 36,6% (+2,6 punti dal 2023 e +6,3 dal 2021). Nel 2025, al netto dei flussi del distretto orafo di Arezzo (che nel 2024 avevano avuto un balzo verso la Turchia, poi rientrato), l’export distrettuale è cresciuto dello 0,9% e l’avanzo commerciale si è mantenuto “su valori storicamente elevati” a 97,4 miliardi (85% del surplus del manifatturiero italiano). Cresce infine il ruolo delle imprese di dimensioni medie e grandi: le big rappresentano quasi il 60% del fatturato e contando anche le medie la quota sale all’83 per cento.
Tornando alla moda, spicca nell’edizione che riporta i dati 2024 l’assenza di distretti legati alla moda in senso allargato, con l’eccezione dell’abbigliamento nord abruzzese. Il report dell’anno precedente vedeva nella classifica dei 25 principali distretti, anche la maglieria di Perugia, il tessile e abbigliamento di e l’occhialeria di Belluno.
Per quanto riguarda i parametri economici, l’ebitda margin del sistema moda si è mantenuto intorno al 7% nel 2024, tra i più bassi tra i macrosettori distrettuali (la filiera dei metalli e i beni intermedi mostrano margini attorno all’10-11%). Le stime 2026 indicano per la moda un aumento dei ricavi approssimativamente tra il 2 e il 3% dovuto principalmente all’aumento di prezzi a fronte, però, di un calo dei margini sia nel caso in cui (scenario base) le condizioni geopolitiche ed economiche rimangano tali sia – in peggioramento – nel caso in cui siano più avverse.
La moda spicca invece se si considera la percentuale delle imprese cosiddette Champion. Si tratta di aziende che hanno i presupposti per entrare nel novero delle imprese distrettuali con ebitda margin superiore al 20 per cento: tra le 1.295 imprese champion distrettuali individuate, il sistema moda rappresenta la seconda categoria per numerosità con il 23,7%, dopo la meccanica (29,7 per cento).
Allargando lo spettro, emerge come a livello di globalità dei distretti industriali, sia cresciuto il ruolo delle imprese di dimensioni medie e grandi. Le grandi imprese rappresentano quasi il 60% del fatturato complessivo; se si considerano anche le medie imprese si sale all’83%. Attorno a questo nucleo di aziende capofila di più grandi dimensioni sono attive numerose imprese piccole e micro. L’approfondimento realizzato sugli approvvigionamenti delle maison della moda evidenzia come gran parte dei loro acquisti siano concentrati nei distretti italiani della filiera, dove sono presenti relazioni di prossimità di carattere strategico (attive cioè da più tempo in modo continuativo). Molti distretti sono poi fortemente integrati negli ecosistemi territoriali di riferimento: sembra, ad esempio, emergere una relazione tra i mercati di sbocco del distretto delle Calzature sportive e Sportsystem di Montebelluna e la provenienza dei visitatori turistici delle Dolomiti.
Il rapporto mette in luce anche l’importanza dei distretti italiani nella catena di fornitura, in particolare per le grandi maison del lusso: il peso degli acquisti distrettuali da parte dei gruppi del lusso moda è salito al 48% nel 2025 dal 45% nel 2019, una quota peraltro anche superiore nel caso in cui si prendano in considerazione la filiera della pelle i dei tessuti. I fornitori distrettuali tendono ad avere relazioni più stabili e di lungo periodo rispetto ai non distrettuali, e questo si traduce in margini più alti: chi ha relazioni altamente strategiche con le maison raggiunge un ebitda margin dell’8,9% contro il 7,6% di chi ha relazioni di bassa strategicità.
Inoltre, l’AI si conferma uno dei focus su cui si manterrà alta l’attenzione anche dal punto di vista degli investimenti dei distretti in generale e anche di quelli della moda. Le maggiori priorità per il 2026 riguardano gli impianti di autoproduzione di energia, seguiti da soluzioni di intelligenza artificiale e cybersecurity. Nel segmento fashion l’AI si studia la possibilità di sfruttare di più questa tecnologia per aumentare la produttività lavorativa individuale (per il 14,3%) più che integrare l’AI in processi di revisione e modelli di business.



