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Il Parlamento francese approva la legge contro l’ultra fast fashion

Di Redazione
30 Giu 2026
Il Parlamento francese approva la legge contro l’ultra fast fashion

Ph. Pexels

Vede la luce in Francia la legge anti fast fashion. Il parlamento francese ha approvato in via definitiva, lunedì 29 giugno, la proposta di legge pensata per regolamentare l’attività delle aziende di moda a basso costo, aprendo la strada a un nuovo quadro normativo destinato a colpire le grandi piattaforme asiatiche quali Shein e Temu. Dopo una gestazione durata mesi di negoziati, il provvedimento verte due criteri cumulativi: l’ampiezza della gamma di prodotti immessi sul mercato e il basso incentivo alla riparazione dei capi.

Il testo, presentato inizialmente dalla deputata centrista Anne-Cécile Violland, ha percorso un iter parlamentare durato oltre due anni e mezzo. Adottata in prima lettura dall’Assemblea nazionale nel marzo 2024, la proposta è stata successivamente esaminata dalla commissione per la pianificazione territoriale e lo sviluppo sostenibile del Senato nel marzo 2025, che ha rivisto il testo concentrandolo in particolare sul segmento ultra-low cost, trainato dai colossi cinesi. La Camera alta ha poi approvato il testo all’unanimità in prima lettura il 10 giugno dello stesso anno. L’accordo definitivo è maturato in seno alla commissione mista paritetica, composta da sette deputati e sette senatori, che ha raggiunto un’intesa il 17 giugno scorso.

Sul fronte delle sanzioni, la legge introduce un sistema di malus economici destinati ad aumentare progressivamente nel tempo: dopo un emendamento governativo approvato all’Assemblea nazionale, le penalità potranno raggiungere fino a 20 euro per singolo articolo entro il 2030, con un tetto massimo pari al 50% del prezzo del prodotto al netto delle imposte. Una quota delle somme raccolte sarà destinata al finanziamento delle infrastrutture per la raccolta e il riciclo dei rifiuti tessili.

Sul versante della comunicazione, le aziende interessate saranno obbligate a pubblicare sui propri siti messaggi che incoraggino il riutilizzo, la riparazione e un consumo più sobrio, e il provvedimento vieta anche la pubblicità delle imprese di ultra fast fashion, compresa quella realizzata attraverso influencer e creator digitali. L’ambito di applicazione è stato oggetto di acceso dibattito. L’obiettivo dichiarato è colpire le grandi piattaforme asiatiche risparmiando gli operatori europei e francesi come Zara o Kiabi, e la sinistra ha criticato questa impostazione, con larga parte dei propri esponenti che si è astenuta nelle votazioni in entrambe le Camere. Proprio sul divieto di pubblicità permane un’incognita: la Commissione europea aveva già espresso dubbi sulla compatibilità di alcune disposizioni con il diritto comunitario.

Con questa normativa, al momento una delle più ambiziose e stringenti in Europa sul fronte del settore moda, la Francia corre per diventare il primo Paese europeo ad approvare una legge contro l’ultra fast fashion propriamente detta, che si affianca al quadro normativo europeo. Il settore ora attende la promulgazione da parte del presidente della Repubblica, che dovrà avvenire entro quindici giorni, salvo eventuale ricorso al Consiglio costituzionale.

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