Per il lusso lo scenario del secondo trimestre resta complesso con una crescita in ripresa ma frammentata per categoria e per geografie. E soprattutto in un contesto dove restano alte alcune incognite legate alla situazione mediorientale ancora accesa ma anche altri elementi legati ai cambiamenti epocali legati alle nuove tecnologie, che peraltro stanno contribuendo all’andamento contrastante dei titoli in Borsa. Come evidenziato dalle agenzie ieri, sul futuro a breve termine pesa anche la prospettiva che la diffusione dell’intelligenza artificiale possa incidere sui redditi della classe media e, nel lungo periodo, ridurre la platea di consumatori dei marchi di fascia alta, riducendo la classe media.
A fine mese usciranno le trimestrali dei principali big del lusso con Lvmh — il tradizionale barometro del settore — che dovrebbe pubblicare i conti a fine luglio insieme a Kering, seguita a stretto giro da Hermès (29 luglio) e Prada e anticipata da Moncler (22 luglio) e Zegna (23 giugno). In attesa dei risultati, gli analisti di Barclays confermano nei loro report che la situazione resta dunque complessa, in uno scenario, quello proiettato diversi mesi fa Bain & Company, che traccia un 2026 per il lusso con una crescita organica tra il 3 e il 5% a cambi costanti.
Entrando nel dettaglio delle previsioni per i big del lusso, Barclays stima per Lvmh una crescita organica del 2,6% nel secondo trimestre, in linea con il consensus di Bloomberg al 2,5 per cento. Il vero nodo è il segmento Fashion & leather goods, atteso in crescita di appena +0,7%, inferiore alla stima precedente (+0,9%). La dinamica è però meno omogenea di quanto il dato aggregato suggerisca: gli americani accelerano di circa due punti percentuali fino al +5%, i coreani sono attesi a +7%, mentre i cinesi recuperano dal flat del Q1 a un +2% organico. È Dior a essere indicata come la principale spinta di questa moderata accelerazione, grazie al lancio di nuovi prodotti. Allargando lo sguardo a tutto il gruppo, invece, il vero motore della crescita del gruppo è legato al segmento Watches & Jewellery, dove Barclays prevede una crescita dell’8% organico – superiore al consenso al 5,2% – con contributi equivalenti da Tiffany e Bulgari. Il dato riflette una stagione di rialzi di prezzo importanti nel gioielliero: Tiffany avrebbe aumentato i listini fino al 12% dalla primavera 2025.
Hermès rappresenta il caso più emblematico di resilienza strutturale del settore. Barclays stima per il Q2 una crescita a cambi costanti del +6,4%, in accelerazione rispetto al +5,6% del Q1, ma inferiore al consenso Bloomberg al 6,8% e — soprattutto — lontana dagli standard storici del gruppo. Il punto critico rimane l’Asia-Pacifico (escluso Giappone), attesa a solo +3,5% per via della debolezza macro che si riflette sul consumatore aspirazionale cinese. Le Americhe restano il mercato più vivace (+13%), anche se la fase di confronto con i rialzi di prezzo legati ai dazi del maggio 2025 inizia ad annualizzarsi.
Per il gruppo Moncler Barclays prevede una crescita +5% a tassi costanti a livello di gruppo, con il brand Moncler a +4,5% e Stone Island a +9 per cento. Il rallentamento rispetto al Q1 (+14% Dtc per il brand principale) è legato sostanzialmente dalla stagionalità (il Q2 genera solo l’11% circa del fatturato annuo Moncler) e dalla debolezza dei flussi turistici in Emea dove oltre il 50% delle vendite proviene da non residenti.
Prada è il titolo su cui Barclays esprime la tesi di investimento più articolata e uno scenario che abbraccia l’anno, non il singolo secondo trimestre. Il gruppo – che include Prada, Miu Miu e Versace (acquisita da Capri Holdings nel 2025) – è atteso in crescita del +13% a cambi costanti nel 2026 includendo il contributo da perimetro di Versace, o del +3% organico puro. Il brand Prada è rimasto piatto in Q1 ma mostra “miglioramento costante” secondo il management; Miu Miu, dopo cinque anni di crescita a doppia cifra, è entrata in una fase di normalizzazione che Barclays legge come fisiologica e non come segnale di erosione della brand equity, confermata dai dati di social media e Google Trends. Il punto più controverso è Versace: Barclays stima per l’esercizio 2026 ricavi a 559 milioni di euro e una perdita ebit di 83 milioni, peggiorativa rispetto al 2025 (-68 milioni). La ristrutturazione — affidata al nuovo direttore creativo Pieter Mulier (ex Alaïa, effettivo dal primo luglio) — è un processo di medio termine.
In generale, dunque, oltre alla riconferma del momento positivo della gioielleria, dalle proiezioni sulle trimestrali di alcuni grandi nomi del lusso emerge come il mercato americano mantenga il suo status di principale motore: Hermès attende +13% nelle Americhe; Prada +16% in Q2; Moncler +6 per cento. La crescita in Cina è iniziata ma è ancora debole mentre il Medio oriente resta un rischio immediato.



