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Confindustria Accessori Moda, fatturato a -2,7% nel primo trimestre

Di Redazione
19 Giu 2026
Dazi-Europa, Ceolini (Confindustria Accessori Moda): “Impatto grave”

Giovanna Ceolini

Si chiude con qualche scossone il primo trimestre 2026 di Confindustria Accessori Moda, che registra un fatturato in flessione del 2,7% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso.

Secondo l’analisi congiunturale del Centro studi, questo è un dato che, se letto in isolamento, potrebbe sembrare contenuto, ma che va inquadrato in un contesto di domanda internazionale debole, pressioni sui costi e un quadro geopolitico che pesa sulle aspettative degli operatori. La distribuzione interna del campione è significativa: il 31% delle imprese ha aumentato i ricavi, il 25% li ha mantenuti stabili, mentre il 44% segnala un calo, nella maggior parte dei casi entro la soglia del -20 per cento.

Sul fronte delle esportazioni, emergono dati in controtendenza che ridisegnano la mappa geografica del comparto. Il Medio Oriente si consolida come area strategica: l’export del settore ha superato 1 miliardo di euro nel 2025, con una crescita del +5,5% sul 2024, pari al 4,3% dell’export totale, quota più che raddoppiata rispetto all’1,7% del 2019. Il traino principale sono gli Emirati Arabi Uniti, con 702,7 milioni di euro e una crescita del +10,7 per cento. Sul mercato statunitense, nonostante i dazi aggiuntivi introdotti dall’amministrazione americana, l’export 2025 ha chiuso in crescita del +3,7 per cento. Un risultato che non deve far abbassare la guardia, tanto che, tra le imprese che esportano negli Usa, una su due sta già accelerando la diversificazione su altri mercati per ridurre l’esposizione al rischio tariffario.

Sul fronte della produzione fisica, invece, l’indice Istat della ‘Fabbricazione di articoli in pelle e simili’ ha registrato uno +0,7% su base annua, segnale debole ma non privo di significato: un primo, prudente avvio di normalizzazione dopo mesi di contrazione.

Proseguendo, uno degli indicatori più seguiti dagli analisti del comparto – le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps per l’Area pelle – invia un segnale di alleggerimento. Nel primo trimestre 2026 le ore Cig si sono attestate a 6,23 milioni, in calo del 40,4% rispetto ai 10,5 milioni dello stesso periodo 2025. Anche tra le imprese associate, la quota di chi ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali sono scese al 23,8%, contro il 28,4% della rilevazione precedente. Il dato suggerisce che i picchi emergenziali sono alle spalle, ma non va letto come segnale di piena ripresa: i livelli restano storicamente elevati e la pressione sul tessuto produttivo rimane strutturale.

E ancora, il processo di contrazione del tessuto produttivo non si è arrestato: a marzo 2026 le elaborazioni del Centro studi su dati Infocamere hanno stimato 133.660 addetti (-1,3% rispetto al consuntivo 2025) e 9.174 imprese attive (-2,1%, pari a circa 200 unità in meno). È una dinamica che la Federazione legge come fisiologica – escono dal mercato le realtà più fragili, resistono e investono quelle più strutturate e internazionalizzate – ma che in termini assoluti rappresenta una perdita di capacità produttiva e know-how difficilmente recuperabile nel breve termine. Le aspettative occupazionali per i prossimi mesi restano caute: il 68% del campione prevede organici stabili a fine giugno, il 24% anticipa riduzioni e solo l’8% ipotizza un incremento.

Le principali criticità segnalate dalle imprese riguardano inoltre la struttura dei costi e l’accesso al credito. Il 76% degli imprenditori indica come principale fattore di rischio l’aumento dei costi energetici e delle materie prime; il 68% segnala i rincari nei trasporti e nelle assicurazioni. L’impatto sui margini è già presente, benché ancora complessivamente gestibile.

Infine, le prospettive per il secondo trimestre restano incerte: il 42% delle imprese si attende un peggioramento del quadro congiunturale, il 49% prevede stabilità, solo il 9% un miglioramento. Sul fatturato, la stima è di un -2,1% nel Q2 che porterebbe il primo semestre 2026 a chiudere intorno al -2,4% tendenziale. Tuttavia, una quota significativa di imprese – il 29% che prevede stabilità e il 27% che attende crescita – continua a presidiare mercati e investimenti in attesa di un miglioramento del contesto macro.

“Le imprese della nostra filiera stanno affrontando una fase complessa, caratterizzata da una domanda internazionale debole e da un contesto geopolitico instabile”, dichiara nella nota Giovanna Ceolini, presidente di Confindustria Accessori Moda. “La resilienza da sola non basta: servono misure che accompagnino concretamente le imprese in questa fase, strumenti per favorire l’accesso al credito, sostegno agli investimenti, internazionalizzazione e competitività delle produzioni italiane”.

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