Dolce&Gabbana starebbe negoziando con i creditori la potenziale vendita di alcuni immobili a Milano, nell’ambito di un piano per ottenere liquidità e rifinanziare il debito. Lo riporta l’agenzia Bloomberg, citando fonti vicine alla vicenda. Nel dettaglio, secondo l’agenzia, il gruppo starebbe valutando la possibilità di vendere alcune proprietà, anche nel centro di Milano, per poi riaffittarle, consentendo dunque di continuare ad utilizzare gli edifici ma liberando al contempo liquidità necessaria al gruppo per gestire l’importante situazione debitoria. Non sarebbero però ancora stati definiti con precisioni gli immobili da mettere sul mercato.
Come aggiunge Bloomberg, il gruppo detiene diversi immobili nel quartiere di Porta Venezia a Milano, che utilizza come uffici e showroom. “Questi – specifica l’agenzia – potrebbero rappresentare un’opportunità di investimento interessante: gli affitti degli uffici nel centro direzionale della città sono cresciuti costantemente, raggiungendo un tasso annuo di 820 euro al metro quadro nel primo trimestre, mentre gli spazi commerciali sono i più cari d’Italia, secondo il rapporto Marketbeat di Cushman & Wakefield”.
L’operazione rientrebbe in una trattativa più ampia con le banche creditrici confermata alcuni mesi fa da Dolce&Gabbana. I creditori stavano cercando un’iniezione di nuovi fondi nell’ambito di un più ampio rifinanziamento di circa 450 milioni di euro di debito e che non era esclusa la possibilità di cedere alcuni immobili era una possibilità concreta.
Il gruppo ha registrato ricavi in crescita del 17% nell’ultimo esercizio fiscale comunicato, il 2023/2024, sfiorando 1,87 miliardi di euro, ma con una perdita operativa salita a 13 milioni, legata all’espansione del retail e del beauty gestito internamente. L’aumento dei costi coincide con un rallentamento del mercato del lusso. Nel 2025 il gruppo ha rifinanziato 300 milioni di euro di debito con scadenza a febbraio 2030, ottenendo ulteriori 150 milioni per sostenere lo sviluppo nel beauty e nel real estate. Tuttavia, l’esplosione del conflitto tra Stati Uniti e Iran ha complicato la situazione per un marchio del lusso che aveva puntato molto su una regione storicamente ricca, il Medio Oriente, ora colpita dai bombardamenti da un mese a questa parte.
Il gruppo sta vivendo un momento complesso anche dal punto di vista della governance. Solo pochi mesi fa è emersa la comunicazione delle dimissioni di Stefano Gabbana da presidente della maison, fondata nel 1985 insieme a Domenico Dolce. Gabbana aveva lasciato la carica già a dicembre, sostituito da Alfonso Dolce — fratello di Domenico e già CEO della griffe — ma la notizia è trapelata solo ad aprile tramite un lancio di Bloomberg. L’agenzia segnalava inoltre come lo stilista stia anche considerando la possibilità di cedere la sua partecipazione di circa il 40% del capitale societario. L’altro 40% è in mano a Domenico Dolce mentre la parte restante è ripartita tra Alfonso, Domenico e la sorella Dorotea.
La maison aveva tempestivamente sottolineato come le dimissioni non avranno alcun impatto sulla sua attività creativa. Pochi giorno dopo l’annuncio dell’arrivo di Stefano Cantino nel ruolo di co-CEO, al fianco di Alfonso Dolce, presidente e AD del gruppo



