“Stiamo per sottoscrivere un accordo strategico con la Francia per consolidare un ecosistema concreto nel settore della moda e del tessile abbigliamento”. Con queste parole il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha alzato il sipario su uno degli accordi più attesi dal sistema moda, intervenendo al Forum in Masseria 2026, la kermesse pugliese che ogni anno riunisce l’élite della politica e dell’economia italiana.
Nelle prossime settimane Italia e Francia firmeranno, dunque, un patto strategico per rafforzare la filiera del tessile-abbigliamento e delle calzature. Il ministro ha precisato di aver incontrato di persona Bernard Arnault a Parigi nelle settimane precedenti, in un faccia a faccia che avrebbe accelerato il percorso verso l’intesa bilaterale. L’accordo si strutturerà su due piani paralleli: quello istituzionale, con il coinvolgimento diretto dei due governi, e quello associativo, con le rappresentanze di categoria chiamate a costruire un fronte comune.
L’obiettivo dichiarato da Urso è un ecosistema condiviso che superi la logica della concorrenza tra i due Paesi, riconoscendo una realtà produttiva già ampiamente intrecciata: i grandi gruppi del lusso a guida francese – Lvmh di Arnault e Kering di Pinault in testa – realizzano in Italia la quota prevalente della loro produzione.
Nel corso dell’incontro con Arnault dei primi di giugno, inoltre, era emerso come Lvmh impieghi in Italia quasi ventimila addetti tra diretti e indiretti e che il nostro Paese rappresenti quasi l’80% della supply chain del gruppo. Medesima percentuale anche per Kering che ha un terzo dei dipendenti in Italia.
La tesi di fondo che emerge dalle parole del ministro è tanto semplice quanto ambiziosa: l’Italia non è solo un Paese produttore, è diventata la manifattura del lusso su scala mondiale. “La produzione che serve ai grandi brand internazionali della moda la garantisce l’Italia, che è diventata l’industria del lusso del mondo”, ha affermato Urso. Un posizionamento che vale per i marchi italiani acquisiti dai grandi gruppi — da Loro Piana a Bulgari, da Fendi a Gucci — quanto per le griffe francesi che hanno storicamente affidato alla manifattura italiana la lavorazione delle loro collezioni.
L’annuncio arriva in un momento non semplice per il comparto. I dati elaborati da Camera Nazionale della Moda Italiana per il consuntivo 2025 hanno fotografato un settore in difficoltà, con il fatturato complessivo in calo del 3,1% e le esportazioni in flessione del 5%, penalizzate soprattutto dalla contrazione della domanda extra-Ue. In questo scenario, un’alleanza strutturata con la Francia potrebbe rivelarsi un moltiplicatore strategico per la tenuta occupazionale e produttiva dei distretti italiani. I dettagli operativi – tempi, perimetro, soggetti coinvolti – saranno definiti nelle prossime settimane.



