Agitazioni in casa Coin. Le segreterie nazionali dei sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno proclamato una giornata di mobilitazione nazionale per l’intero turno di lavoro di giovedì 18 giugno 2026, in coincidenza con l’incontro convocato al Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy). Una scelta non casuale: la mobilitazione vuole portare le contestazioni in piazza direttamente al tavolo istituzionale.
A Milano, tuttavia, la protesta non ha voluto attende, e la Filcams Cgil territoriale ha dichiarato una giornata aggiuntiva di sciopero tenutasi già sabato 13 giugno – con un presidio davanti all’insegna Coin di Porta Vittoria – segnale di una situazione che nelle filiali meneghine ha raggiunto livelli di criticità particolarmente acuti.
La mobilitazione si inserisce in una fase di crisi strutturale che il gruppo attraversa da tempo, tra composizione negoziata, rifinanziamento e una rete di negozi che tra il 2025 e il 2026 ha già registrato chiusure, riorganizzazioni e ricorso diffuso agli ammortizzatori sociali. Un contesto in cui, denunciano i sindacati, il peso del risanamento è ricaduto quasi interamente sul personale. Le organizzazioni di categoria descrivono una situazione caratterizzata da gravi carenze di organico, carichi di lavoro non sostenibili, richieste continue di straordinari e turni comunicati senza preavviso adeguato.
A queste si aggiungono criticità legate alle condizioni ambientali e al degrado dei locali. “Il rilancio non può essere solo dichiarato, ma deve essere verificabile nei punti vendita, attraverso investimenti concreti, organici adeguati, ricollocazioni effettive e condizioni di salute e sicurezza pienamente garantite”, precisano le tre sigle nella nota unitaria.
Particolarmente delicata appare la gestione degli ammortizzatori sociali: le percentuali applicate risulterebbero, in molti casi, incompatibili con il mantenimento di un’organizzazione del lavoro sostenibile e con il corretto presidio della sicurezza.
La sezione milanese della Filcams Cgil denuncia, poi, situazioni specifiche che fotografano le contraddizioni della gestione aziendale. Nel punto vendita di corso Vercelli, ai dipendenti verrebbe negata la ricollocazione definitiva presso altre filiali del territorio per dichiarata “insostenibilità dei costi”, mentre al tempo stesso vengono richiesti incrementi orari e prestazioni straordinarie. Negli store di piazzale Cantore e piazza Cinque Giornate, la carenza di organico si trascinerebbe invece dal 2019, con mancato rinnovo dei contratti a termine e mancata sostituzione del personale uscito: una situazione che rende difficile persino la fruizione dei riposi settimanali. Sullo sfondo, la recente delibera aziendale di un aumento di capitale da 30 milioni di euro, che i sindacati milanesi citano come elemento di contrasto con la gestione sul campo: “Non si può chiedere flessibilità e sacrifici nel nome della salvaguardia aziendale senza tutelare l’occupazione e senza condividere informazioni chiare”, è l’affondo della sigla territoriale.
Oltre al miglioramento immediato delle condizioni di lavoro, le organizzazioni sindacali chiedono chiarezza sul piano di rilancio industriale e commerciale del gruppo, trasparenza sugli investimenti annunciati e soluzioni concrete per le ricollocazioni del personale proveniente dai negozi già chiusi. “Gli ammortizzatori sociali e gli strumenti condivisi non possono trasformarsi esclusivamente in meccanismi di riduzione del costo del lavoro”, sottolineano i sindacati. Lo sciopero del 18 giugno sarà accompagnato da presidi e iniziative territoriali, con l’obiettivo di rimettere al centro del confronto — con l’azienda e con il ministero — la qualità del lavoro, la dignità delle persone e la concretezza di un piano industriale che finora, secondo i sindacati, è rimasto sulla carta.
Intanto, department store prosegue indisturbato versoi il proprio rilancio, e ha appena concluso un aumento di capitale fino a 30 milioni di euro e un potenziamento del suo legame con Mango, con la sigla di una partnership strategica.



