Gestione della performance degli store, coinvolgimento dei team, valorizzazione dei dati, apertura e integrazione di sistemi, resilienza e sicurezza del cloud, evoluzione dei pagamenti e utilizzi operativi dell’AI. Sono questi i temi attorno a cui ruota la strategia di Cegid, gruppo francese specializzato in soluzioni cloud di gestione aziendale per finanza, risorse umane e retail, che proprio sull’AI – al centro della roadmap retail dell’azienda dal 2024 – sta costruendo il proprio asse strategico.
L’azienda vive un momento di espansione: si è lasciata alle spalle un 2025 con un fatturato complessivo di 1,069 miliardi di euro, oltre 5mila dipendenti e una presenza commerciale in 130 Paesi, con un parterre di più di un milione di clienti. La divisione retail pesa per il 20-25% del giro d’affari complessivo e segue oltre mille brand per un totale di circa 100mila negozi.
“Dal 2018, quando fatturavamo poco meno di 300 milioni, siamo arrivati a oltre un miliardo: direi che siamo una delle prime aziende in Europa in termini di crescita”, ha sottolineato a Pambianconews – nella cornice dell’evento Cegid Connections Retail 2026, una due giorni tenutasi a Praga e che ha riunito stampa e retailer – Mario Davalli, Southern & Eastern Europe country manager del player, che ha inquadrato il perimetro su cui opera il gruppo: “La nostra missione è quella di accompagnare i retailer nella gestione del retail tra brick & mortar e online, fornendo tutti gli strumenti che servono per vendere di più e meglio, a raccontare il valore del prodotto, a rispondere sempre di sì alle domande del cliente”.
Una vocazione costruita storicamente attorno alla vendita assistita: “Siamo nati 40 anni fa con il lusso, con i grandi brand francesi, perché con una naturale vocazione per la cura del cliente, un’accoglienza, un affiancamento del consumatore. Poi questa filosofia di vendita si è spostata nel settore medio e anche nei segmenti più bassi del fashion”. Oggi il gruppo attraversa trasversalmente lusso, fast fashion, beauty, abbigliamento, calzatura, pelletteria, sportswear e outdoor.
A fare da apripista alle novità del gruppo è il lancio di Cegid Retail One, soluzione salutata come la “super app dello store” e progettata per rispondere a un problema concreto, e crescente, dei punti vendita: la frammentazione delle applicazioni operative, con la conseguente proliferazione di strumenti, interfacce e sistemi di autenticazione che rallenta i team in store. Multilingue, modulare e personalizzabile, Retail One è stata invece progettata per integrare in un’unica interfaccia le soluzioni retail di Cegid – da Live Store a Inventory Tracking, da Store Performance a Store Excellence – insieme alle applicazioni di terze parti utilizzate quotidianamente. Cuore della soluzione è un assistente AI conversazionale, accessibile via voce o testo, che consente agli addetti alla vendita di effettuare ricerche clienti, ricevere suggerimenti di prodotto e consultare stock e cronologia degli acquisti direttamente in fase di vendita.
“Fino ad oggi tutte le software house hanno sempre sviluppato applicazioni verticali: di fronte a un singolo bisogno, lo risolvevano tramite una singola applicazione. Ma la vita in store – ha raccontato ancora Davelli – è cambiata enormemente, perché sono cambiati i clienti. L’idea di questa piattaforma è di unire tutte queste cose con un’AI che aiuti la vita in negozio”.
E ancora: “Il vantaggio principale è permettere un onboarding molto più semplice e aiutare le persone a fare quello per cui sono state assunte, ovvero vendere bene, perché l’intelligenza artificiale elabora tutti i dati di cliente e prodotto per fornire il servizio migliore possibile”.
Accanto a Retail One, il gruppo ha annunciato un set di evoluzioni dell’offerta: Cegid Retail e-Wallet consente di digitalizzare gift card, buoni reso, buoni acquisto e carte fedeltà in pass sicuri integrati in Apple Wallet e Google Wallet, in ottica omnicanale; Cegid Retail Data Streaming apre l’accesso ai dati retail in tempo quasi reale, alimentando strumenti di business intelligence, CRM e piattaforme AI senza dipendere da export batch; Cegid Live Cloud Dashboard, integrato nativamente nell’offerta SaaS e senza costi aggiuntivi, offre ai team IT visibilità in tempo reale sulle performance degli ambienti.
Si aggiunge poi un nuovo agente AI di self-support gratuito a supporto degli utenti, e l’evoluzione di Retail Store Excellence, che si arricchisce di notifiche potenziate dall’AI e di funzionalità di gamification – challenge, classifiche e sistemi di ricompensa – per favorire motivazione e adozione degli strumenti da parte dei team in store. Intanto, la piattaforma di unified commerce Cegid Retail Y2 ha inoltre conseguito la certificazione SOC 1 Type 1.
Sullo sfondo, una visione del punto vendita che resta centrale anche nell’era post-Covid. “Il grosso limite dell’e-commerce è che non hai un rapporto diretto con il consumatore e con i suoi feedback. E poi c’è il tema delle marginalità basse, su cui la quantità di resi impatta tantissimo”, osserva Davalli. “Oggi il problema ambientale a livello europeo obbliga le aziende a non poter più distruggere l’invenduto, e quindi il negozio diventa fondamentale per ridurre il problema del reso, perché il reso in negozio diventa un’opportunità per i sales assistant di fare una nuova vendita”.
Sul fronte degli investimenti dei retailer in tecnologia, Davalli si dice ottimista: “Le aziende investono perché in sei-nove mesi si ripaga l’investimento, e dopo è tutto margine guadagnato. L’AI dà la possibilità a ogni sales assistant di fare di più: anche il meno bravo ha un coach a disposizione, e questo permette di alzare l’eccellenza dell’intero team”. Tra i KPI emergenti su cui il manager registra un’attenzione crescente, l’Nps (Net Promoter Score), sempre più rilevante anche in fase di valutazione delle aziende da parte degli investitori, che non si fermano più ai parametri relativi a vendite e margini aziendali: “Da due anni a questa parte se ne parla sempre di più. Il cliente finale è quello che paga lo stipendio: è contento? Raccomanderebbe il brand?”. Un indicatore che, accanto a fatturato e marginalità, “restituisce meglio il valore del brand e dell’azienda”.



