I consumatori sono pronti a usufruire degli strumenti forniti dall’AI per fare shopping nei punti vendita? Dai concierge basati sull’AI nei negozi fisici, ai chatbot che suggeriscono taglie e outfit online, i retailer stanno esplorando dove questa tecnologia possa inserirsi nel percorso d’acquisto.
Secondo un report di YouGov – società internazionale di analisi dei dati e ricerche di mercato – sebbene tra gli acquirenti di abbigliamento americani (inclusi coloro che acquistano online, in negozio o in entrambi i canali) esistano chiari segnali di interesse verso esperienze retail guidate dall’AI, permane anche una significativa resistenza con cui i brand dovranno confrontarsi.
Quando si tratta di scoprire nuovi capi o brand, l’intelligenza artificiale oggi occupa una posizione marginale tra le possibili fonti di informazione. Tra gli adulti statunitensi che acquistano abbigliamento, 3/5 dichiarano di essere interessati a scoprire nuovi modelli e marchi attraverso gli store fisici (60 per cento). Seguono i siti web o le app dei retailer (46%), mentre le raccomandazioni di amici o familiari incidono per il 40 per cento. I motori di ricerca sono utilizzati dal 37%, mentre un quarto degli acquirenti di abbigliamento afferma di usare i social media per la scoperta di nuovi prodotti moda. Le fonti basate sull’AI occupano uno spazio molto più ridotto. Solo il 6% degli acquirenti di abbigliamento dichiara di essere interessato a utilizzare strumenti di intelligenza artificiale generalisti come ChatGpt o Gemini. La stessa percentuale si registra per l’interesse verso chatbot AI integrati nei siti o nelle app di shopping.
Emergono alcune differenze generazionali. La Gen Z e i Millennials mostrano livelli leggermente più alti di interesse verso percorsi basati sull’AI rispetto ai gruppi più anziani. Tuttavia, anche tra i consumatori più giovani, la scoperta tramite AI resta nettamente dietro ai canali più consolidati.
Alla domanda su quali modalità specifiche di utilizzo dell’AI durante lo shopping sarebbero più interessanti, il caso d’uso più popolare è la verifica della disponibilità dei prodotti o dello stock, indicato dal 26% degli acquirenti di abbigliamento. Una percentuale simile (25%) si dice interessata a ricevere consigli su taglie e vestibilità, mentre il 21% è interessato a scoprire nuovi prodotti in base alle proprie preferenze. L’interesse è più limitato quando si tratta di ricevere suggerimenti di stile o di outfit, ambito in cui il 16% degli acquirenti di abbigliamento dichiara di essere interessato.
Sebbene esista un certo grado di interesse per alcuni casi d’uso specifici, quasi la metà degli acquirenti di abbigliamento afferma di non essere interessata a utilizzare l’AI durante lo shopping di capi di abbigliamento. È interessante notare che la resistenza è più bassa tra i Millennials, con solo il 39% che dichiara di non essere interessato, rispetto a più della metà della Gen Z e dei Baby Boomer.
L’implementazione dell’AI nei negozi fisici è un’altra area di sperimentazione: l’assistenza al cliente in-store è uno dei casi d’uso attualmente in fase di test. Oltre 1/5 degli acquirenti americani nei negozi dichiara di essere a proprio agio con questo concetto (22%), mentre il 20% si dice né a favore né contrario. Il 55% esprime invece disagio, inclusi il 39% che afferma di essere “molto a disagio”.
Le principali preoccupazioni legate all’uso dell’AI nello shopping di abbigliamento riguardano la privacy e la sicurezza dei dati, indicate dal 51% degli acquirenti. Seguono da vicino l’accuratezza delle raccomandazioni (47%), mentre il 45% segnala la mancanza di interazione umana. Altri ostacoli includono le difficoltà tecniche o la complessità degli strumenti AI, citate dal 34%, e una personalizzazione limitata, indicata dal 25 per cento.
Queste preoccupazioni – conclude il report di YouGov – mostrano che la resistenza all’AI nel fashion retail dnon è legata solo alla scarsa familiarità con la tecnologia. I consumatori hanno anche dubbi concreti sul fatto che l’AI funzioni bene, che protegga i loro dati e che non renda l’esperienza di acquisto meno personale.
Nonostante queste criticità, altri dati suggeriscono che gli strumenti di AI in grado di aiutare i clienti a trovare la taglia giusta, verificare la disponibilità dei prodotti o restringere le opzioni rilevanti potrebbero avere margini di crescita, a condizione che i retailer affrontino adeguatamente le preoccupazioni legate a privacy, accuratezza e controllo.



