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Il 2025 è in calo per il Gruppo Armani: fatturato a -4,6% ma migliora la redditività

Di Milena Bello
29 Apr 2026
Il 2025 è in calo per il Gruppo Armani: fatturato a -4,6% ma migliora la redditività

Armani Privé primavera/estate 2026 alta moda (Ph: Launchmetrics/Spotlight)

II Gruppo Armani chiude il 2025 con un nuovo calo dei ricavi ma con un miglioramento degli indici di redditività. Il fatturato netto è diminuito del 4,6% a tassi di cambio correnti e del 2,8% a tassi costanti, scendendo quindi a quota 2,19 miliardi di euro rispetto ai 2,3 miliardi di euro dell’anno precedente (allora la contrazione dei ricavi era stata del 6% a cambi correnti e del 5% a cambi costanti), risultati che il gruppo segnala “in linea con la tendenza generale del settore di riferimento”. Il turnover diretto del marchio, inclusi i ricavi generati dai licenziatari, si è attestato a oltre 4 miliardi di euro. L’ebitda è cresciuto del 3,2%, passando da 148 a 152,7 milioni, mentre l’ebit ha raggiunto i 52,6 milioni, anch’esso in miglioramento rispetto al 2024.

Risultati che, come sottolinea Giuseppe Marsocci nella nota ufficiale, sottolineano la volontà di “operare al meglio nel solco strategico indicato dal signor Armani, con una gestione sana e senza forzature, come le componenti qualitative delle nostre vendite confermano, in un’ottica che pensa al Gruppo nel lungo termine, non orientata alla massimizzazione del profitto immediato”, aggiungendo poi di ritenersi ottimista sul futuro perché “oggi più che mai l’identità dell’azienda e del marchio si riflette nei principi fondanti che il signor Armani ha stabilito nel suo testamento aziendale”. Un commento che mira a rassicurare il mercato in un momento particolare per l’azienda, considerata la finestra temporale per la cessione del 15% delle quote a uno dei tre colossi (Lvmh, EssilorLuxottica o L’Oréal), con cui peraltro, come sottolinea il manager in un’intervista rilasciata a Wwd poco prima della pubblicazione dei dati, non sono stati ancora avviati “incontri con i tre potenziali acquirenti e non ci sono tensioni tra i membri della famiglia”.

Giuseppe Marsocci AD Giorgio Armani (courtesy of Giorgio Armani)

Nel primo trimestre di quest’anno il trend conferma il momento sfidante dell’industria del fashion che, guardando ai dati dei big già pubblicati, ha visto rallentamento generalizzato delle vendite, salvo alcune eccezioni. Dunque, anche per il gruppo Armani i primi tre mesi del 2026 hanno registrato un trend in linea con lo stesso periodo del 2025, con sbalzi valutari che, sottolinea il gruppo, dovrebbero riassestarsi nel corso dell’anno. Le vendite del canale retail diretto a cambi costanti sono aumentate del +3%, “mentre ancora in cauta riduzione e consolidamento gli ordinativi del canale wholesale”, in linea con la strategia in corso di selettività distributiva.

Tornando ai dati relativi al 2025, il management ha sottolineato la solidità economica del gruppo: al 31 dicembre, le disponibilità liquide nette ammontano a 596 milioni di euro e il patrimonio netto consolidato ammonta invece a 1,9 miliardi di euro, in lieve riduzione di circa il 3% rispetto alla precedente data di bilancio a causa delle oscillazioni valutarie registrate nel 2025. Il dato corrisponde al 51% dell’attivo totale, “una percentuale di ‘mezzi propri’ che conferma la forte solidità patrimoniale del Gruppo”, precisa la nota.

Da sottolineare l’ottima performance di crescita a doppia cifra dell’alta moda di Armani Privé, così come del full price nel segmento della moda soprattutto della linea Giorgio Armani. Andamento positivo anche per la divisione casa, hotel, food & beverage, “a conferma sia di segmenti di mercato esperienziali più dinamici, sia della credibilità lifestyle del marchi”. Un risultato che comunque non è riuscito a bilanciare di fatto il rallentamento delle altre categorie core del gruppo. Sul fronte dei canali, i negozi a gestione diretta hanno registrato un incremento del 2% mentre i canali indiretti, con il wholesale in testa, hanno registrato un -7 per cento.

Sul fronte geografico, i trend del 2025 per macroarea geografica, Europa, Asia e America, a cambi costanti risultano equilibrati senza differenze sostanziali. Come precisa Wwd, “escludendo l’Italia, che rappresenta tra il 15 e il 20% delle vendite, Europa, Asia e America rappresentano ciascuna un terzo del fatturato” e in questo scenario l’Asia, aggiunge la testata americana, ha mostrato “maggiore dinamismo” all’inizio del 2026 rispetto all’anno precedente, in particolare in Cina e Giappone. Attualmente, infatti, sono diverse le operazioni in atto per incrementare la presenza nell’area asiatica, in particolare in Cina che rappresenta il 10% dei ricavi, aggiunge Wwd, con un’apertura a Taiwan tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027 con un ristorante e una boutique Armani/Casa e un flagship store in collaborazione con Skp a Wuhan ad ottobre.

“La nostra attenzione, lo studio e la valutazione del mercato sono massimi in questo momento: ci troviamo di fronte a un possibile cambiamento strutturale dell’approccio al lusso e alla moda, da parte dei consumatori attuali e potenziali, di cui è imprescindibile tener conto”, commenta Marsocci nella nota. “Non possiamo non considerare la necessità di adattarci a un contesto che cambia – continua – . Siamo però ottimisti perché oggi più che mai l’identità dell’azienda e del marchio si riflette nei principi fondanti che il signor Armani ha stabilito nel suo testamento aziendale. Questi valori, radicati nel suo modello di bellezza e di eleganza discreta e senza tempo, così come l’idea di impresa solida e prudente, risultano essere estremamente attuali, se non addirittura più pertinenti che mai rispetto ai tempi che stiamo vivendo”.

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