Institution si afferma tra i progetti emergenti più rilevanti della nuova scena internazionale, raggiungendo la finale del Lvmh Prize 2026, che avrà luogo il prossimo 4 settembre. Il riconoscimento si inserisce in un percorso già avviato negli ultimi due anni e segnato da una crescente attenzione da parte delle principali istituzioni del sistema moda, confermando la solidità di un progetto che si posiziona oltre i confini tradizionali del settore.
Fondata a Milano nel 2024 dal designer georgiano di origini azere Galib Gassanoff, Institution è più di una label, in quanto nasce come piattaforma di riflessione culturale e sperimentazione, strutturata come un’organizzazione socio-artistica fondata su principi etici. Il progetto si propone di indagare il ruolo della moda come linguaggio capace di interpretare e rielaborare dinamiche sociali e identitarie, promuovendo al contempo una collaborazione attiva tra comunità creative e artigianali. Il nome stesso richiama il concetto di istituzione come sistema di regole e norme che orientano e delimitano il comportamento individuale, introducendo una dimensione critica e teorica all’interno del processo creativo.
La ricerca sviluppata da Gassanoff affonda le proprie radici nel contesto culturale del Caucaso, area di origine del designer. Cresciuto nella periferia di Tbilisi, in un ambiente caratterizzato dalla coesistenza di lingue, mestieri e tradizioni eterogenee, il founder traduce questa pluralità in un linguaggio progettuale che intreccia memoria, identità e sperimentazione formale. Dopo un percorso professionale di quasi un decennio come designer e consulente, Gassanoff ha avviato Institution con l’obiettivo di costruire un sistema aperto, capace di mettere in dialogo heritage e contemporaneità.
E la collezione ‘Borchaly’ rappresenta una sintesi di questo approccio. Ispirata alla regione storica del Caucaso da cui proviene lo stilista, per l’appunto, la proposta rilegge episodi di trasformazione sociale e culturale, con particolare riferimento ai processi di emancipazione femminile che hanno interessato l’area all’inizio del Novecento. In questo contesto, gli elementi tradizionali legati all’abbigliamento e alla copertura del capo vengono reinterpretati e trasposti in nuove forme, riflettendo il mutamento dei codici simbolici nel tempo.
Il progetto attribuisce un ruolo centrale alle tecniche artigianali e alla filiera tessile. Alcuni capi sono realizzati attraverso lavorazioni manuali sviluppate in collaborazione con comunità locali, tra cui tessitori attivi nella regione del Borchaly. La produzione di tappeti e superfici tessili, ottenute con tinture naturali e lavorazioni su telaio verticale, richiede processi complessi e tempi estesi, mentre materiali come lana bouclé, pelli e filati naturali vengono modellati per generare volumi scultorei e silhouette strutturate. L’intervento su materiali e tecniche tradizionali si traduce in un linguaggio contemporaneo che mira a costruire un ponte tra pratiche storiche e nuove possibilità espressive.
Il percorso di Institution è stato accompagnato da una crescente legittimazione istituzionale. Il progetto ha ottenuto il Cnmi Fashion Trust Grant nel 2025 e lo Zalando Visionary Award nel 2026, fino all’ingresso tra i finalisti del Premio Lvmh nello stesso anno. Un’evoluzione che evidenzia la rilevanza di un modello progettuale che combina ricerca culturale, attenzione alla filiera e sperimentazione artistica, contribuendo al dibattito sul ruolo della moda nel contesto contemporaneo.
In ultima battuta, la finale del Premio Lvmh 2026 si distingue per una selezione particolarmente eterogenea, con nove designer e brand provenienti da diverse aree geografiche, a testimonianza della crescente internazionalizzazione del panorama creativo contemporaneo. Accanto a Institution di Galib Gassanoff figurano Colleen Allen (Stati Uniti), De Pino di Gabriel Figueiredo (Francia), Julie Kegels (Belgio), Lii di Zane Li (Cina), Petra Fagerström (Svezia), Ponte di Harry Pontefract (Regno Unito), Thevxlley di Daniel del Valle Fernandez (Spagna) e Yoshita 1967 di Anil Padia (Kenya). Una shortlist che riflette un equilibrio tra nuove geografie e linguaggi progettuali differenti, confermando il ruolo del premio come osservatorio privilegiato sulle nuove direzioni della moda globale.
L’anno scorso, a conquistare il favore della giuria nell’edizione 2025 è stato Soshi Otsuki, designer giapponese che ha fatto il suo debutto nel mondo della moda con il marchio Soshiotsuki nel 2015.






